Currency war: sotto ai riflettori yen e sterlina

Inviato da Riccardo Designori il Mer, 23/01/2013 - 13:06
La guerra tra valute comincia a diventare sempre più calda con i tentativi di banche centrali e governi di attuare strategie monetarie in grado di indebolire le proprie divise sui mercati per dare maggiore competitività alle imprese e favorire le esportazioni.

Nella currency war al momento i più aggressivi sono i giapponesi che dopo l'insediamento del primo ministro Shinzo Abe hanno promosso un piano per deprezzare lo yen e permettere alla propria economia di uscire dal lungo periodo di deflazione, cercando così di raggiungere il nuovo target di inflazione al 2%. I mercati avevano già da tempo scontato tali strategie, portando lo yen a deprezzarsi notevolmente rispetto alle principali valute. Negli ultimi 6 mesi lo yen ha perso il 28% rispetto all'euro, il 16% rispetto alla sterlina e il 13% rispetto al dollaro. La divisa del paese del Sol Levante ha mostrato solamente negli ultimi giorni un lieve recupero sulla scia delle prese di beneficio di alcuni trader (sell on the news) e dal ritardo del lancio della nuova iniezione di liquidità (da gennaio 2014).

Sotto ai riflettori nella giornata di oggi nella currency war troviamo anche la sterlina. In mattinata la Bank of England ha pubblicato i verbali dell'ultimo meeting del proprio Consiglio Direttivo. Ci attendevamo un comunicato più accomodante su un prossimo aumento del quantitative easing mentre nelle minute si possono trovare solo indicazioni su un proseguimento della politica monetaria in essere. La sterlina si è rafforzata rispetto a euro e dollaro anche grazie ai positivi dati sull'occupazione (tasso di disoccupazione IL 3M sceso dal 7,8% al 7,7%).

In questa guerra di valute al momento quella che "perde" è la moneta unica. La BCE sembra, infatti, non volere partecipare. Draghi continua, infatti, a ribadire il principio di indipendenza della Banca Centrale Europea con il principale obiettivo di vigilare sulla stabilità dei prezzi e non sostenere la crescita delle attività economiche in Eurolandia. Riteniamo, tuttavia, che l'istituto di Francoforte potrebbe intervenire presto per fermare l'apprezzamento della divisa dell'Unione Monetaria
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