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Crowdfunding: in Italia il giro d’affari è cresciuto dell’85%

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La sharing economy e il crowdfunding prendono piede in Italia con un incremento di piattaforme, utilizzatori e di giro d’affari. È il risultato di due ricerche presentate a Sharitaly
Aumentano in Italia le piattaforme dedicate alla sharing economy, ossia allo scambio e alla condivisione di beni e servizi mentre il giro d’affari del crowdfunding, il finanziamento collettivo che vede protagonisti i singoli individui. Sono i risultati di due ricerche presentate a Sharitaly, evento organizzato da Collaboriamo e TRAILab.
Secondo lo studio “Sharing economy: la mappature delle piattaforme italiane 2015” a cura di Collaboriamo e Phd Italia le piattaforme di economia collaborativa in Italia sono 187, il 35,5% in più rispetto all’anno scorso. Di queste 118 sono riconducibili all’attività di condivisione di servizi, beni, conoscenze, 69 sono dedicate al crowdfunding. Per questo sottosettore l’aumento rispetto al 2015 è del 68,2%.
Nonostante l’incremento dell’offerta la domanda ha ancora molti margini di crescita. Il 51% delle piattaforme di sharing ha un numero di utenti inferiore a 5.000. In compenso l’11% ne registra oltre 100mila, un numero che inizia a permettere alle piattaforme di innescare circoli virtuosi. Lo stesso vale per le piattaforme di crowdfunding: il 49% ha un numero di donatori inferiore a 500, il 9% supera i 50.000″. 
Nel complesso il giro d’affari delle piattaforme dove ci si presta denaro tra utenti senza intermediari finanziari è cresciuto dell’85% da inizio 2015 rispetto al 2014 arrivando a toccare i 56,8 milioni di euro, spiega lo studio “Il crowdfunding in Italia. Report 2015: statistiche, piattaforme e trend” effettuato da TRAILab e Università Cattolica. Il 45% delle 69 piattaforme attive si basa su ricompense, il 19% su donazioni, un altro 19% è rappresentato dalle piattaforme equity e il 4% si fonda sul debito. 
Nel mercato Italiano iniziano a intravedersi alcune piattaforme che crescono e si consolidano. Manca tuttavia un ecosistema capace di far decollare questi servizi. L’81% delle piattaforme di sharing e il 65% di quelle di crowdfunding dichiara di aver utilizzato prevalentemente risparmi personali per lanciare il servizio. Ancora minime le percentuali riservate a forme di investimento più strutturate.