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Crisi: Unimpresa, in disagio sociale 9,2 milioni di persone

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La platea degli italiani va ben oltre i dati sulla disoccupazione che ha inizio 2014 ha raggiunto nuovi livelli record. Il totale del’area di disagio sociale, calcolata dal Centro studi Unimpresa sulla base dei dati Istat, comprende 9,24 milioni di persone. Ai 3,2 milioni di disoccupati vanno infatti aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. Anzitutto ci sono i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (640mila persone) sia quelli a orario pieno (1,57 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (829mila), i collaboratori (351mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,6 milioni).
Il deterioramento del mercato del lavoro ha come conseguenza anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Di qui l’estendersi del bacino dei “deboli” che a metà 2013 risulta in aumento dell’2,2% a rispetto al quarto trimestre del 2012 quando l’asticella si era fermata a 9,05 milioni di unità. In soli sei mesi quindi 198mila persone sono entrate nell’area di disagio sociale. Nel quarto trimestre 2013 i disoccupati erano in totale 3,25 milioni: 1,69 milioni di ex occupati, 656mila ex inattivi e 906mila in cerca di prima occupazione. In diminuzione di 44mila unità gli inattivi scesi da 700mila unità a 656mila unità (-6,3%). I disoccupati risultano in aumento dell’8,9% rispetto all’anno precedente (+267mila persone). In aumento di 245mila unità gli ex occupati da 1,44 milioni a 1,69 milioni (+16,9%). Salgono anche le persone in cerca di prima occupazione, in aumento di 66mila unità da 840mila a 906mila (+7,9%). In lieve calo, invece, il dato degli occupati in difficoltà: erano 6,06 milioni a dicembre 2012 e sono risultati 5,99 milioni a dicembre scorso.
Un apparente restrizione dell’area di difficoltà, rimarca Unimpresa, che invece rappresenta un’ulteriore spia della grave situazione in cui versa l’economia italiana: anche le forme meno stabili di impiego e quelle retribuite meno pagano il conto della recessione. E’ evidente infatti uno spostamento delle persone dalla fascia degli occupati deboli a quella dei disoccupati. I contratti a temine part time sono scesi di 51mila unità da 691mila a 640mila (-7,4%), mentre i contratti a termine full time sono scesi di 105mila unità da 1,67 milioni a 1,57 milioni (-6,3%). Calano anche i contratti di collaborazione (-54mila unità) da 405mila a 351mila (-13,3%). Risultano invece in aumento sia i contratti a tempo indeterminato part time (+4,2%) da 2,49 milioni a 2,6 milioni (+106mila) sia gli autonomi part tim e (+4,4%) da 794mila a 829mila (+35mila).