Crisi Ucraina: con voto Crimea tensione politica destinata a salire, cruciale ruolo Cina (analisti)

Inviato da Titta Ferraro il Ven, 14/03/2014 - 12:36
Il referendum in Crimea spaventa i mercati con il segno meno che prevale anche oggi. Il referendum del 16 marzo in Crimea resta al centro della scena internazionale con le attese che sono di un voto della Crimea a favore dell'inclusione nella Russia e successivamente il parlamento russo approvi le leggi necessarie a permettere tale processo. "Prima e immediatamente dopo il voto la tensione politica salirà marcatamente, poiché tutti i protagonisti vorranno accrescere le armi di negoziazione a propria disposizione prima di sedersi al tavolo delle trattative", rimarca Zsolt Papp, EM Fixed Income Investment Specialist di Union Bancaire Privée (UBP) che continua comunque a ritenere che in Crimea un compromesso possa essere raggiunto "per la semplice ragione che tutte le parti in causa hanno più da perdere che da guadagnare da una escalation delle tensioni, che potrebbe consistere nell'applicazione di sanzioni economiche o nello scoppio di un conflitto armato, per esempio".
L'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno già attuato sanzioni di basso livello, come la sospensione dei negoziati sul commercio o sui visti. "Analizzando i messaggi lanciati dai funzionari europei e statunitensi all'opinione pubblica - rimarca Papp - tra i prossimi interventi potrebbe esserci il congelamento di asset per singoli individui. Questa sanzione, anche se non fosse applicata a politici o funzionari di alto rango, costituirebbe comunque un deciso inasprimento della situazione e complicherebbe il raggiungimento di una soluzione politica".
"In generale - prosegue l'esperto di UBP - continuiamo ad aspettarci una soluzione negoziale alla disputa attualmente in atto, una volta che le acque si calmeranno. Né l'Unione Europea né la Russia hanno infatti interesse ad entrare in un circolo vizioso di sanzioni economiche imposte l'una contro l'altra, data la profonda interdipendenza economica e politica. Lo stesso vale per gli Stati Uniti, sebbene l'amministrazione Obama sia spesso intervenuta pubblicamente durante la crisi. In questo contesto, potrebbe essere cruciale la posizione della Cina. Sebbene sia improbabile che Pechino accetti una secessione della Crimea dall'Ucraina, è analogamente difficile che si unisca agli Stati Uniti e all'Unione Europea nell'imposizione di sanzioni politiche ed economiche contro la Russia. Se interverrà, la Cina lo farà per spingere a favore di una soluzione politica della crisi".
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