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Crisi: solo il 38,7% di famiglie riesce a risparmiare (indagine)

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La crisi economica è diventata anche una crisi del risparmio. Cala infatti il numero delle famiglie che riesce a mettere dei soldi da parte. Nell’ultimo anno la quota di chi ha risparmiato è diminuita dal 47,2% al 38,7%. E l’accesso al risparmio ha segnato nel 2012 il minimo storico: i non risparmiatori hanno raggiunto il 61,3% (52,8% nel 2011). Sono questi alcuni dei principali trend emersi dall’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani – 2012, realizzata dal Centro Studi Eiudi e da Intesa Sanpaolo, basata su un sondaggio Doxa effettuato fra gennaio e febbraio 2012 intervistando 1.053 capifamiglia, correntisti bancari e/o postali. Il campione è rappresentativo per classi di età, professioni, titoli di studio e zona geografica.
Con la crisi mutano anche le motivazioni del risparmio. E’ diminuito l’acquisto della casa: valeva il 25,7% nel 2004, il 16,2 nel 2007, il 12,7 nel 2011 e si è contratto fino ad appena il 5,5% nel 2012. Si è confermata in lenta crescita negli anni la motivazione a integrare la pensione (12,8% nel 2012 e 9,3 nel 2005).
Dall’indagine è emerso inoltre che quasi la metà degli intervistati, pari a circa il 47,3%, dichiara che investire è diventato più difficile rispetto all’anno precedente: al primo posto (25,7%) la difficoltà a comprendere il rischio legato ai diversi impieghi. Per questo, il principale obiettivo è la sicurezza (53%).
Entrando nello specifico il 21,7% degli intervistati è possessore di obbligazioni, che rappresenta ancora il principale impiego finanziario degli italiani (in calo tuttavia, la quota era del 24,6% nel 2011). Del resto, la crisi dei debiti sovrani ha lasciato tracce: scendono dal 23,7 al 17,8% coloro che giudicano le obbligazioni un investimento sempre sicuro e salgono al 28,5% quelli che lo giudicano molto rischioso. “La difficoltà delle famiglie a guardare serenamente al futuro è il tema dominante dell’indagine 2012 – spiega Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo -. Senza fiducia non si progetta, non si rischia, non si investe, non si cresce. Da sola, la scelta del rigore non basta: occorre che sia ripreso con decisione il cammino delle riforme e che sia ricercata con determinazione l’equità nella distribuzione dei sacrifici necessari alla stabilizzazione dei conti pubblici”.