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La crisi rischia di mietere vittime anche nel calcio, il Liverpool tra le più esposte

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Nessuno è immune dalla crisi, neanche l’eldorado della Premierships. Il campionato di calcio più ricco al mondo è stato oggetto del desiderio in questi ultimi anni di magnati americani e ultimamente anche gli arabi con Abu Dhabi che ha messo le mani sul Manchester City con proclami di investimenti faraonici per vincere tutto. Ora bisogna però fare i conti con la crisi finanziaria che rischia di allontanare investimenti e sponsor dal mondo del calcio, partendo proprio dal Regno Unito, dove si è assistito maggiormente al ricorso al debito per finanziare gli investimenti cospicui e l’acquisto delle principali stelle del football mondiale e scavalcando per importanza la nostra Serie A e la Liga spagnola.  La Football Association (Federcalcio inglese) ha rimarcato come i debiti complessivi delle squadre della Premier League ammontano a circa 3 miliardi di sterline, con gli stessi creditori, in primo luogo le banche d’affari inglesi e americane, sono in grande difficoltà a seguito della crisi finanziaria.


A lanciare un nuovo campanello d’allarme è stato il guru calcistico della City, Keith Harris, tra gli artefici del fenomeno Premierships poiché è stato lui a portare a Londra il magnate russo Roman Abramovich, sponda Chelsea, e a Liverpool gli statunitensi Tom Hicks e George Gillett. Ora il presidente esecutivo della banca d’investimento Seymour Pierce, alla ricerca di compratori per Newcastle ed Everton, ha palesato dubbi sulla solidità finanziaria proprio del Liverpool. Intervenuto all’International Football Arena a Zurigo, Harris ha rimarcato come i Reds siano il club più vulnerabile della Premier League esprimendo dubbi sulla possibilità che Royal Bank of Scotland e Wachovia rifinanzino i prestiti in atto e in scadenza a fine gennaio. I due proprietari Tom Hicks e George Gillett si trovano quindi di fronte a un bivio. L’intenzione degli americani è di cedere il controllo del club, ma in assenza di un accordo per la cessione in tempi brevi dovranno strappare alle banche una rinegoziazione dei prestiti in essere o ripianare in parte i debiti – che ammontano a circa 425 milioni di euro – ricorrendo in ultima analisi alla cessione di alcuni dei sui pezzi da novanta, a partire dal centravanti Fernando Torres. 
Nelle scorse settimane si era parlato di compratori arabi interessati al Liverpool dopo che nei mesi scorsi l’offerta di 500 milioni di sterline avanzata dalla Dubai International Capital era stata rispedita al mittente dagli attuali proprietari del Liverpool che hanno rilevato il controllo dei Reds nel febbraio 2007  per complessivi 218,9 milioni di sterline e quando il debito ammontava a meno di 50 mln di sterline.
In difficoltà anche il West Ham guidato dall’italiano Gianfranco Zola che è presieduta da Bjorgolfur Gudmundsson, azionista della banca islandese Landsbanki fortemente colpita dalla crisi finanziaria dell’Islanda e attualmente in amministrazione controllata. Il club ha fatto sapere che non ci sono soldi e rinuncerà con ogni probabilità a operare sul mercato a gennaio per rinforzare la squadra.

Per quanto concerne la nostra Serie A, un recente studio presentato da Giovanni Palazzi, presidente e a.d. di StageUp – Sport & Leisure Business, la crisi finanziaria si farà sentire anche sul calcio italiano solo tra un paio di anni e solo nel caso in cui la crisi finanziaria globale si protrarrà per oltre 2 anni. Secondo l’analisi della società di ricerca e consulenza gli effetti diretti sulle maggiori fonti di ricavo dei club, diritti media e sponsorizzazioni, saranno limitate nel breve periodo grazie alla anticiclicità degli introiti derivanti da diritti media e sponsor, pari al 76% dei ricavi complessivi della Serie A. Sul fronte sponsor le entrate sono principalmente garantite da contratti di lunga durata: le 18 sponsorizzazioni principali della stagione in corso hanno una durata media di 4,3 anni. Un periodo che si estende fino a 10,3 anni se si considera la durata media degli sponsor tecnici.  “I diritti media e le sponsorizzazioni per loro natura – ha rimarcato Giovanni Palazzi – hanno un comportamento anticiclico. Si tratta di scelte strategiche e di lungo periodo. Le fonti di ricavo più aggredibili sono quelle da stadio. Se la crisi finanziaria dovesse protrarsi nel lungo periodo, fra 3 e 5 anni, gli incassi da botteghino potrebbero soffrirne. Investimenti su stadi di terza generazione potrebbero essere utili al fine di aumentare la competitività verso altre forme di spettacolo e diversificare i ricavi”.