Crisi occupazione, la Bce lancia l'allarme: più colpiti i giovani con contratti fragili

Inviato da Floriana Liuni il Gio, 14/02/2013 - 15:10
La Bce taglia le stime sul Pil dell'Unione Europea e vede nero anche per quanto riguarda l'occupazione. Tra il 2013 e il 2014 il prodotto interno lordo è previsto in crescita rispettivamente dello 0,3 e dello 0,2%, collocandosi allo 0 e all'1,1% rispettivamente. Per il 2015 la congiuntura dovrebbe invece situarsi intorno all'1,6%.

A pesare sulla riduzione delle stime, che sono inferiori a quelle diffuse con il precedente bollettino, è il calo dell'attività economica, che si è attestata sotto le attese nel quarto trimestre 2012. Ciò porta con sé una previsione di calo nei consumi privati e collettivi, anche se, a livello di prospettive, un generale ritorno alla fiducia dovrebbe instaurarsi a partire dalla metà del 2013.

Ma l'allarme vero riguarda il lavoro all'interno della zona euro. Il tasso di disoccupazione nel 2012 si attesta all'11,7%, l'1% in più rispetto all'anno precedente. Si registra comunque un calo nel ritmo di crescita del numero di senza lavoro, anche se, tuttavia, questo numero continua a crescere.

Ad essere colpiti in particolare, secondo il bollettino, sono i lavoratori giovani: se in Paesi come Germania, Olanda e Austria, il tasso di disoccupati in età giovanile è rimasto sotto il 10%, in altri come Spagna e Grecia il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato di oltre 30 punti percentuali fra il terzo trimestre 2007 e il terzo trimestre 2012, colpendo soprattutto le posizioni lavorative a tempo pieno. A facilitare l'erosione di lavoro giovanile è la minore qualificazione, legata alla fragilità contrattuale dei meno anziani rispetto ai più anziani, protetti da contratti e normative.

Sorprende invece l'aumento di posizioni lavorative di 55-64 enni dall'inizio della crisi. Secondo il bollettino Bce si tratta soprattutto di donne con posizioni a tempo parziale.
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