Crisi: occhi sulla Bce, oggi Draghi alla Commissione. L'Ocse spinge ad agire

Inviato da Valeria Panigada il Lun, 03/09/2012 - 09:12

Inizia una settimana intensa di incontri decisivi per l'euro. A cominciare dalla Banca centrale europea con le sue possibili manovre per salvare l'Eurozona dalla crisi del debito. Oggi il presidente della Bce, Mario Draghi, parlerà all'Europarlamento di Bruxelles, davanti alla Commissione affari economici e monetari, sui problemi che attanagliano l'euro e sull'unione bancaria.

Durante l'incontro, Draghi potrebbe anticipare qualcosa sul possibile piano di acquisto sul mercato secondario delle obbligazioni dei Paesi più fragili, in particolare di Italia e Spagna, al fine di attenuare gli spread. Ma l'incontro si svolgerà a porte chiuse, quindi non ci sarà nessun comunicato nè conferenza stampa finale. Si dovrà aspettare la riunione della Bce, in agenda giovedì 6 settembre. Gli analisti si aspettano qualche dettaglio sul piano di acquisto bond e sul tetto anti-spread. In vista di questo appuntamento, Draghi dovrebbe spedire domani una bozza del programma ai 17 governatori delle banche centrali nazionali.

Intanto su questa questione è arrivato l'invito del segretario generale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), Angel Gurria. Durante una conferenza stampa in Slovenia, Gurria ha dichiarato che è necessario che la Bce dia un "segnale credibile" ai mercati. E alla domanda se la Bce debba procedere all'acquisto di titoli italiani e spagnoli, il numero uno dell'Ocse ha risposto: "Certo e il prima possibile". Nel fine settimana è intervenuto anche il premier spagnolo, Mariano Rajoy, che ha presentato un piano in tre tappe perché gli eurobond diventino realtà all'interno dell'Eurozona. Secondo Rajoy questo piano potrebbe avviarsi già dal 2013.

Ma non tutti sono d'accordo. Draghi dovrà infatti superare gli ostacoli interni. In primis, il fronte tedesco con Jens Weidmann, il numero uno della Bundesbank (la banca centrale della Germania) che nei giorni scorsi ha minacciato le dimissioni per la sua opposizione ai piani di acquisto di bond da parte della Bce. Il presidente della Bundesbank critica fortemente questa misura tesa a mantenere più stabili i tassi di finanziamento dei Paesi in difficoltà, considerandola pericolosa. Il rischio, secondo lui, è che possa diventare "una droga" che renderebbe gli Stati dipendenti dal continuo intervento della Bce.

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