1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Crisi: nessun rischio deflazione nell’Eurozona

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

“La crescita globale, trainata dagli Stati Uniti e dalla Germania, è ripartita e non dovrebbe deragliare”. Così Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privée (UBP).

“Il calo dei prezzi osservato a inizio anno segnala una discrepanza tra l’inflazione e il ciclo dell’attività economica. Paradossalmente, i Paesi dove la crescita sta accelerando hanno un’inflazione che sta rallentando (Paesi sviluppati), mentre quei paesi dove la crescita si sta moderando, hanno un’inflazione resistente o in rialzo (Paesi emergenti)”.

“Le valute, i prezzi delle materie prime e i salari, insieme a un processo di forte deleverage da parte degli Stati e delle famiglie, hanno contribuito a generare un sostenuto calo dell’inflazione, soprattutto nei paesi sviluppati. Tale processo – prosegue Gautry – ha richiesto tempo per entrare a regime, tanto che tra il 2008 e il 2011 l’inflazione era troppo elevata rispetto all’evoluzione della domanda del mondo sviluppato”.

“A partire dal 2015 dovremmo assistere a una risincronizzazione del rapporto crescita/inflazione. Oggi, i timori riguardo alla deflazione sono inappropriati, dato che nei paesi sviluppati sono state messe in campo tutte le forze necessarie a reinserire l’inflazione all’interno dei circuiti dell’economia”.

“Inoltre, il credito mostra segnali di ripresa negli Stati Uniti e in Europa: le politiche monetarie attuate dopo la crisi iniziano a dare i propri frutti, ma con tempistiche più o meno lunghe. La strategia è comunque corretta e le Banche centrali non sono né folli né irresponsabili. La Bce ha ancora a disposizione diverse armi (un ulteriore abbassamento dei tassi o iniezioni di liquidità sono ancora possibili): l’Istituto di Francoforte le utilizzerà per consolidare l’attuale ripresa economica e soprattutto quella del credito, ma continuerà a non includere il rischio di deflazione dal suo scenario base, cosa che ci sembra totalmente giustificata”.

“Insomma – conclude Gautry – per l’Eurozona non si può parlare di deflazione, ma solo di un forte calo dell’inflazione che porterà ancora una leggera diminuzione dei prezzi nei prossimi rilevamenti statistici. Nel secondo trimestre, ci scorderemo il rischio di deflazione nei paesi sviluppati e più probabilmente a preoccupare i trader saranno gli aumenti salariali in alcuni settori manifatturieri”.