Crisi mutui subprime Usa: per Paulson non c’è pericolo per prospettive economia

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La crisi dei mutui americani cosiddetti “subprime”, ovvero ad alto rischio, continua a destare preoccupazioni nel mondo politico e finanziario, per gli effetti contagiosi attuali e potenziali ai mercati finanziari e all’economia reale. Ma per quanto concerne quest’ultimo punto c’è chi minimizza cercando di rallentare l’ondata di panico che ormai sembra prendere i più. Uno di questi è Henry Paulson, segretario al Tesoro Usa, il quale in una intervista alla rete televisiva Cnbc ha dichiarato che, per quanto le turbolenze verificatesi sui mercati potrebbero tradursi in un rallentamento temporaneo dell’economia a stelle e strisce, complessivamente le prospettive di crescita per il lungo termine restano incoraggianti. Certo, per Paulson ci vorrà un po’ di tempo prima che i problemi che hanno portato a queste turbolenze sui mercati finanziari possano essere risolti, ma il mercato del credito ha già fatto registrare un “leggero miglioramento”. “Sono molto fiducioso sulla crescita dell’economia americana”, ha affermato il segretario al Tesoro Usa, che ha aggiunto che l’inflazione a stelle e strisce è contenuta e “questa è ovviamente la chiave per realizzare l’espansione economica”. A proposito poi della debolezza del biglietto verde rispetto aulla moneta unica (l’euro/dollaro ha recentemente fatto registrare il nuovo massimo storico a quota 1,3920) Paulson ha detto che “il dollaro forte resta nell’interesse assoluto degli Stati Uniti”.


Intanto però la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, continua a prendere precauzioni contro la crisi e anche oggi ha immesso sul mercato nuova liquidità per un totale di tre miliardi di dollari, in una giornata in cui sono letteralmente piovuti una serie di dati in arrivo dal fronte macroeconomico. Innanzi tutto l’indice preliminare di fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan, che a settembre è salito a 83,8 da punti dagli 83,4 di agosto, meglio delle attese degli economisti, che vedevano il dato a quota 83,4. Inferiore alle attese invece il dato macroeconomico sulle vendite al dettaglio a stelle e strisce relative al mese di agosto e cresciute dello 0,3% contro aspettative degli analisti pari a un incremento dello 0,5%. Non solo ma le vendite al dettaglio al netto della vendita di automobili hanno chiuso il mese in flessione dello 0,3%, contro attese degli analisti per un +0,2%. Si tratta di un indicatore che non farebbe che confermare il rallentamento dei consumi in atto innescato dalla crisi del credito legata ai mutui subrpime. Per quanto invece concerne le scorte industriali statunitensi, esse nel mese di luglio sono cresciute a un ritmo dello 0,5%, lievemente al di sopra delle attese degli analisti finanziari, mentre le vendite industriali sono incrementate dell’1,1%, allineate alle previsioni degli economisti. Gli indici del mercato azionario di oltreoceano, nel tardo pomeriggio italiano, viaggiano in discesa: il Dow Jones industrial average cede sul campo lo 0,13% a 13.407,97 punti, mentre il Nasdaq composite index si lascia alle spalle lo 0,36% stazionando a 2.591,58 punti.

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