La crisi in Crimea non rappresenta un rischio per i mercati obbligazionari

Inviato da Riccardo Designori il Lun, 10/03/2014 - 14:38

Di seguito pubblichiamo un commento di mercato a cura di Enzo Puntillo, Head/CIO Fixed Income, Swiss & Global Asset Management. L'esperto della società di gestione parla dei possibili effetti per i mercati finanziari della crisi in Crimea che vede contrapposte Ucraina e Russia. A suo avviso sebbene l'attuale situazione in Ucraina risulti drammatica, la crisi in Crimea non arreca grossi problemi al mercato obbligazionario globale in quanto da un lato il peso del mercato finanziario ucraino è relativamente basso e dall'altro la Russia dispone di ottimi indicatori di solvibilità.



Sebbene l'attuale situazione in Ucraina risulti drammatica, essa dovrebbe avere scarse conseguenze sui mercati obbligazionari internazionali. L'Ucraina registra infatti da molto tempo fondamentali estremamente deboli e pertanto il numero di investitori è limitato. Il peso dell'Ucraina sul mercato finanziario è relativamente basso, quindi in caso di una minaccia d'insolvenza non si devono temere conseguenze ad ampio raggio. Sebbene il peso della Russia sia invece maggiore, il paese dispone di ottimi indicatori di solvibilità e pertanto non dovrebbe correre alcun rischio sotto questo punto di vista. La crisi in Crimea non arreca quindi grossi problemi al mercato obbligazionario globale, quanto piuttosto all'economia regionale.



In linea generale, la situazione delle obbligazioni nei paese emergenti si è stabilizzata. Mentre diminuiscono i deflussi, gli investitori alla ricerca di valutazioni convenienti hanno già ripreso gli acquisti di obbligazioni in valuta forte, ad esempio nei titoli di Stato indonesiani. Per le obbligazioni brasiliane in valuta locale, nelle quali i rendimenti hanno raggiunto il 13%, i tassi d'interesse nei mesi scorsi sono scesi di 70/80 punti base e la valuta ha subito una lieve rivalutazione. C'è invece prudenza per il Sudafrica e per i titoli di Stato turchi in vista delle imminenti elezioni della fine del mese. Gli investitori dovrebbero considerare la recente svalutazione in Cina nel quadro della trasformazione economica attraversata dal paese. La Cina sta cercando infatti di trovare un nuovo equilibrio, basato maggiormente sul consumo interno; nuovi, interessanti flussi di capitale non sarebbero pertanto d'aiuto in questa situazione.



I Treasury americani si trovano ancora in una fase di normalizzazione. Tuttavia, il record toccato fino a questo momento del 4,6% per tassi d'interesse forwarda cinque anni non dovrebbe essere più raggiunto in questo ciclo e l'attuale 4,1% dovrebbe ulteriormente scendere. Gli investitori obbligazionari non devono attendersi grandi variazioni nemmeno dall'imminente riunione del Consiglio della BCE, in quanto i dati economici recenti sull'Eurozona sono incoraggianti e hanno sorpreso positivamente in merito a diversi punti.
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