Crisi: Fmi vede aumento rischi su stabilità finanziaria, occorre fare di più

Inviato da Valeria Panigada il Mer, 10/10/2012 - 10:41

Nuovo allarme del Fondo monetario internazionale (Fmi), dopo il taglio di stime di crescita di ieri. Nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria globale, diffuso oggi a Tokyo, l'istituto di Washington vede maggiori rischi per la stabilità finanziaria globale e una continua volatilità sui mercati finanziari ed esorta le autorità a prendere ulteriori misure per ripristinare la fiducia. Soprattutto in Europa, dove la crisi del debito sovrano rappresenta la principale minacci alla stabilità finanziaria internazionale. Se non lo faranno, la situazione andrà fuori controllo con conseguenze pesanti su investimenti e crescita.

Se non verranno infatti implementate ulteriori misure e non si accelererà sulla strada dell'integrazione finanziaria e fiscale, il risultato sarà una ulteriore riduzione della leva finanziaria, che aumenterà il rischio di una stretta creditizia da parte delle banche, che faranno meno prestiti, e una conseguente recessione economica.

Secondo lo studio, la crescente pressione costringerà le banche europee a cedere asset per 2,8 mila miliardi entro la fine del 2013. Un valore che potrebbe arrivare a 4,5 mila miliardi di dollari nel caso peggiore. Ciò porterebbe a una contrazione dell'erogazione di credito del 9% nei Paesi periferici in due anni, o in uno scenario più pessimista fino al 18%. Per questo, "ulteriori sforzi politici sono necessari per ottenere una stabilità duratura", ha detto José Viñals, financial counsellor e director dell'Fmi.


I rischi per la stabilità finanziaria non si limitano alla zona euro. Sia il Giappone che gli Stati Uniti devono affrontare notevoli sfide fiscali e sono chiamati dall'Fmi a intervenire rapidamente. E anche le economie emergenti devono premunirsi contro eventuali onde d'urto della crisi dell'area euro, oltre che gestire un possibile rallentamento delle loro economie.

Italia e Spagna
Negli ultimi 12 mesi fino a giugno Italia e Spagna hanno subito pesanti deflussi di capitali. In particolare, i deflussi in Italia hanno raggiunto la quota di 235 miliardi di euro, pari al 15% del Pil. Peggio è successo alla Spagna, dove i deflussi da parte degli investitori esteri sono arrivati a 296 miliardi, ossia il 27% del Pil.

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