Crisi, per Exane Bnp solo la Bce ha la capacità necessaria per gestire la situazione

Inviato da Riccardo Designori il Lun, 19/12/2011 - 11:58
Riceviamo e pubblichiamo il commento sulla situazione macro Ue di Pierre Olivier Beffy, Chied Economist di Exane Bnp.

"Sembra che le conseguenze della crisi del finanziamento delle banche e la crisi di liquidità sui mercati non siano ben comprese. Le difficoltà di finanziamento delle banche causano delle vendite forzate di asset (rese ancora più elevate per il cambiamento di regolamentazione) e pesano sulla valorizzazione delle obbligazioni sovrane. Una situazione che amplifica a sua volta il problema di finanziamento dato che tale processo svaluta il bilancio delle banche. Il circolo vizioso tra il finanziamento delle banche e la liquidità sui mercati amplifica continuamente il credit crunch e lo stress sui mercati finanziari".

E' il commento di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane Bnp, sull'attuale situazione monetaria e fiscale in Europa. "Dato che la crisi della zona Euro si è trasformata in crisi bancaria", prosegue Beffy, "solo la Bce dispone ormai della capacità necessaria per gestire la situazione. Ci sono due modi per determinare un back stop credibile e decisivo ad una crisi di liquidità. La Bce puo' finanziare direttamente le banche accordando prestiti della durata necessaria per mettere fine al problema di finanziamento oppure puo' impegnarsi ad acquistare debito sovrano per un ammontare e un periodo di tempo necessario a fare diminuire il rendimento delle obbligazioni sovrane".

L'istituto centrale europeo sembra però non voler prendere questa strada in maniera decisa, per evitare di perdere il controllo della situazione dei debiti bancari, e per evitare di incamerare asset poco sicuri che destabilizzerebbero la credibilità stessa della Bce. La strategia di Mario Draghi è invece quella di lasciar assumere all'Eurotower parte del rischio finanziario, ma mantenere alto lo stress ugli Stati, per spronarli a sanare i propri conti in modo autonomo.

"Per tal motivo", suggerisce Beffy, "uno scenario probabile è che la Bce ripeta le operazioni di rifinanziamento a lungo termine (LTRO) con scadenze più lunghe per limitare il rischio sistemico dopo il primo trimestre 2012 e mantenga la pressione sui mercati obbligazionari. Si tratta di una strategia pericolosa dato che BCE è convinta che i governi abbiano tempo per riportare con successo la fiducia sui mercati, ma alcuni governi europei non hanno ancora implementato i cambiamenti e le riforme politiche necessarie. I responsabili politici europei hanno risposto solo in modo parziale agli aspetti fiscali e politici. Inoltre alcuni paesi, come la Francia, hanno dei deficit di bilancio eccessivi".

Non si conoscono ancora con precisione i dettagli della road map che deve condurre alla soluzione, e diversi sono gli interrogativi senza risposta, ad esempio sulle sanzioni, sul calcolo del deficit strutturale, sul ruolo e lo statuto del meccanismo europeo di stabilità (ESM), sull'unione fiscale, e d'altro canto l'intesa politica dei governi resta debole, minata anche dall'opposizione della Gran Bretagna.

"In tal contesto", osserva il Chief Economist di Exane Derivatives, "il rischio d'implosione della zona euro potrebbe diventare uno dei maggiori timori degli investitori. Nonostante cio' noi restiamo ottimisti: alcuni scenari, come l'implosione dell'area, non rappresentano un'opzione per i politici europei. Il principale problema dell'Eurozona è che ci sono numerosi criteri da soddisfare per integrare l'area senza che vi siano regole credibili sul comportamento che questo club dovrebbe avere. Il 2012 dunque, è l'anno da dedicare a migliorare queste regole. La conseguenza di tale situazione sarà una stagnazione economica che durerà diversi anni e almeno due anni di recessione in Europa. L'impatto del consolidamento fiscale sarà amplificato dalla crisi bancaria, che determinerà un peso negativo di 0.6 punti sulla crescita annuale nei prossimi 5 anni. Dato che la Bce aspetta maggiore iniziativa da parte dei governi europei, i quali considerano il processo di integrazione pluriennale per natura, a dominare nel frattempo saranno ancora i rischi sistemici".
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