La crisi del debito spazza di nuovo le Borse: prevale la cautela sui mkt, aspettando la Bce

Inviato da Micaela Osella il Lun, 10/01/2011 - 13:10
Il rientro ai desk degli operatori di Borsa, dopo la pausa natalizia, non è dei migliori. Le piazze europee a metà seduta continuano a scambiare in territorio negativo: fin dalle prime battute i listini del Vecchio Continente sono scivolati in rosso con il riaffacciarsi dei timori legati alla crisi debitoria. L'attenzione degli investitori si concentra in particolare sul Portogallo. Secondo un articolo pubblicato da Der Spiegel on line, Francia e Germania avrebbero messo a punto un piano per convincere il Portogallo a chiedere gli aiuti del fondo di emergenza europeo.
Il governo di Lisbona ha fino ad ora negato di aver bisogno di un intervento dell'Unione europea, caldeggiato da alcuni Paesi dell'Eurozona. Il ministro delle Finanze tedesco è stato il primo a smentirle. Smentite sono arrivate dal portavoce degli Affari Economici e Monetari dell'Ue, poi dal ministro del Tesoro lusitano, Elena Salgado e infine dalla Commissione europea. Ma sui mercati è troppo tardi. Gli ordini di vendita corrono veloci sulla nuova ondata di gossip. Il Ftse Mib cede l'1,47% a 20.239 punti, il Cac 40 perde l'1,63% a 3.802 punti, il Dax accusa un ribasso dello 0,96% a 6.880 punti e il Ftse 100 lo 0,58% a 5.949  punti.
Nelle sale operative raccontano un'altra verità, ben lontana dalle rassicurazioni di facciata. "La crisi debitoria è sullo sfondo. Vediamo una certa delusione per quanto riguarda il Portogallo e i tassi di interesse che il paese paga. Anche altri paesi andranno sul mercato nel breve periodo", ha detto Keith Bowman, analista per l'equity a Heargreaves Lansdown. C'è chi mette in conto un escalation della volatilità. L'appuntamento più atteso dagli operatori è in particolare l'asta di titoli di Stato portoghesi in calendario mercoledì.
"Saranno due gli elementi chiavi di questa settimana da un lato i temi macro, dopo la diffusione del dato sulla disoccupazione americana, che anche se fossero positivi potrebbero non essere abbastanza incisivi perché dall'altra sono tornate alla ribalta tutte le tensioni legate alla crisi del debito sovrano", osserva Philip Isherwood di Evolution Securities, ricordando che "sarà molto interessante vedere quali decisioni assumerà la Bce".
Al di là delle aste in Eurolandia, giovedì sarà infatti una giornata clou per le Borse con l'annuncio da parte della Bce delle decisioni di politica monetaria. Data per scontata una conferma dei tassi di interesse all'1%, l'interesse degli investitori sarà rivolto alla consueta conferenza stampa tenuta dal presidente Jean-Claude Trichet. Il parere degli analisti è concorde sull'esito della riunione del Board della BCe: i 23 componenti del Consiglio direttivo, dopo aver dato il benvenuto all'ultimo arrivato, il Governatore della Banca di Estonia, confermeranno il tasso di rifinanziamento dell'Eurozona al minimo storico dell'1%, in vigore dal maggio 2009. Una prima stretta, spiegano gli analisti delle principali banche europee, non è in vista prima della fine di quest'anno.
Ma il dato sull'inflazione europea di dicembre, diffuso pochi giorni fa, ha sicuramente attirato l'attenzione dei falchì in consiglio, e cioè di quegli esponenti, soprattutto dai Paesi settentrionali dell'Unione, che vogliono contrastare da subito qualsiasi segnale di inflazione e ritirare tutte le misure straordinarie di supporto al settore finanziario decise durante la crisi, in particolare il programma di acquisti di bond governativi, già aspramente criticato in passato da Axel Weber, presidente della Bundesbank.

L'inflazione in dicembre ha superato per la prima volta da due anni la soglia del 2%, considerata critica dalla Bce, al 2,2% annuo dall'1,9% di novembre e il 2,1% previsto dagli analisti. Le pressioni principali sui prezzi dovrebbero essere giunte dall'energia e dai prodotti alimentari, mentre il dato 'corè dovrebbe essere variato marginalmente. Il dato dell'inflazione secondo gli esperti di Unicredit non cambia radicalmente le carte in tavola ma, assieme a un gap produttivo che si sta assottigliando e una lenta ripresa del ciclo del credito, è un altro segnale che i tassi di interesse non possono restare all'infinito all'attuale livello di emergenza. Pertanto a loro avviso la stretta dovrebbe partire a fine 2011, mentre le condizioni straordinarie di liquidità dovrebbero continuare oltre questa data per sostenere il fragile settore bancario nei Paesi periferici dell'Eurozona.

Anche Thomas Mayer, capo-economista di Deutsche Bank, è dell'idea che mantenere i tassi a minimi storici non sia più adeguato. A partire dalla seconda metà del 2011, la Bce inizierà ad aumentare i tassi di interesse: sarà l'inizio di una cauta normalizzazione. Se il trend dei prezzi dovesse continuare, la Bce sarà costretta a rivedere al rialzo la stima d'inflazione per il 2012, ora all'1,5%, quando diffonderà le previsioni aggiornate a inizio marzo. Già da giovedì prossimo, Trichet avvertirà i Governi europei che la Bce non farà finta di niente di fronte a un aumento dell'inflazione o delle attese di inflazione e agirà, se necessario.

Per Silvio Peruzzo, economista di Royal Bank of Scotland, un rialzo dei tassi potrebbe arrivare ma non prima di settembre e solo a patto che la crescita economica in Europa diventi più evidente. In quest'ottica il rialzo potrebbe essere nell'ordine di 25 punti base. "Bisogna però considerare che la Bce non può considerare solo l'economia reale, dovrà valutare bene gli sviluppi che riguardano la crisi del debito. Indicazioni che non rientrano nel mandato della Banca centrale, ma se la situazione dovesse peggiorare alzare i tassi potrebbe inviare un segnale sbagliato agli investitori. Pertanto in questo scenario potrebbe la Bce far fatica ad alzare i tassi", conclude l'esperto. Una view condivisa con Barclays Capital, secondo cui da Francoforte muoveranno sui tassi, ma non prima del secondo trimestre del 2012. 

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