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Crisi debito: Credit Suisse vede nero nel breve termine, rendimenti Btp potrebbero superare il 9%

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Sembra che siamo entrati negli ultimi giorni dell’euro come noi oggi lo conosciamo. Inizia così uno studio di Credit Suisse il cui titolo non lascia adito a dubbi: “The last days of the euro”. La banca d’affari elvetica sottolinea che questo non significa che la rottura dell’eurozona sia molto probabile, ma probabilmente entro la metà di gennaio diverranno necessari interventi straordinari “per prevenire la chiusura progressiva di tutti i mercati dei titoli di stato dell’eurozona, potenzialmente accompagnata dall’escalation di attacchi speculativi anche alle banche più forti”.
Credit Suisse rimarca che tale scenario può apparire eccessivamente pessimistico ma riflette l’inesorabile logica degli investitori che semplicemente non possono ritenersi sicuri su cosa stanno detenendo o acquistano sul mercato dei bond dell’eurozona. Nel breve termine la questione non può essere risolta né dalla Bce né dai nuovi governi in Grecia, Italia e Spagna. I mercati vogliono “segnali credibili” sulla forma di unione fiscale e politica molto prima che abbiano luogo le modifiche del trattato. Questo significherà per Germania e Francia mettere in atto misure più drastiche e risolutive di quanto al momento i due Paesi sono disposti a tollerare. Solo allora, secondo CS, sarà il turno della Bce di fornire “il ponte finanziario necessario per prevenire un collasso sistemico”.
Il dibattito su un’unione fiscale probabilmente entrerà nel vivo già questa settimana con la presentazione da parte della Commissione Ue delle tre proposte per gli Eurobond garantiti vicendevolmente dagli stati. Proposta che fino ad oggi è stata osteggiata principalmente da Berlino. Discussione che continuerà al summit europeo del 9 dicembre.
Titoli di stato italiani e spagnoli oltre il 9%, possibili pressioni anche sui Bund
Fino a quando non si giungerà a conclusioni concrete le tensioni sui mercati si manterranno molto alte e Credit Suisse ipotizza un deciso incremento dei rendimenti dei titoli di stato. Le attese, in uno scenario di acuirsi della crisi del debito sovrano, sono pertanto di un aumento delle pressioni sui titoli di stato dei Paesi periferici e non solo. I rendimenti dei titoli di stato italiani e spagnoli sono visti da Credit Suisse salire oltre il 9%, quelli francesi al 5% e anche i Bund tedeschi potrebbero vedere i propri rendimenti salire nella fase più critica della crisi.
Possibile un sell-off simile a quello di inizio 2009, rifugio nei Treasury
Di contro i rendimenti dei titoli di stato Usa dovrebbero scendere ancora – o almeno non salire – nonostante il rafforzamento dei dati sulla congiuntura Usa nella parte finale dell’anno. Per quanto concerne i mercati azionari la previsione è di un sell-off simile a quello che caratterizzò il primo trimestre del 2009, ma di entità inferiore,  fino a quanto non si perverrà a una soluzione politica della crisi.
“Il destino dell’euro sta per esser deciso – conclude il report del Credit Suisse –  e la pressione per arrivare ai necessari passi in avanti sul piano politico arriverà con ogni probabilità dagli investitori alla ricerca di una protezione contro le conseguenze assolutamente catastrofiche di un collasso dell’euro”.