Crisi, dall'Fmi allarme rosso su banche ed economia reale

Inviato da Redazione il Mar, 29/07/2008 - 09:31

Mercati fragili, crisi Usa al momento senza via d'uscita, Europa che potrebbe iniziare a pagare le conseguenze di una probabile caduta dei prezzi delle case e contagio all'economia reale sempre più esteso. Sono questi i punti toccati dall'ultimo Financial Stability Report del Fondo monetario internazionale, in un'edizione che per la prima volta ha dipinto un quadro a tinte forti della crisi economico-finanziaria in atto da ormai un anno.

In tutto il testo del rapporto l'unica notizia "positiva" può essere considerata la conferma a 950 miliardi di dollari della stima delle perdite totali potenziali delle banche (a oggi, considerando le svalutazioni già effettuate, ci si troverebbe dunque solo a metà strada).

Si tratta tuttavia di una magra consolazione in un contesto in cui il Fondo vede un aumento del rischio di una spirale mercati finanziari-economia dai potenziali effetti devastanti. Ma a preoccupare sono soprattutto le previsioni per il settore bancario. "I rischi nel credito restano elevati", spiega il rapporto, e il necessario processo di raccolta di nuovi capitali potrebbe diventare progressivamente più complicato per effetto della discesa delle quotazioni azionarie degli istituti di credito, che ha la conseguenza di allontanare gli investitori. Considerazione a cui vanno a sommarsi anche le parole di Peter Dattels, responsabile di analisi e controllo dei mercati globali del Fondo, secondo cui la crisi sta investendo categorie di asset e regioni sempre più ampie tanto da colpire sempre di più anche l'Europa (considerati a rischio i settori immobiliari di Spagna, Irlanda e Gran Bretagna). Lo stesso Dattels ha anche avanzato l'ipotesi che le banche americane abbiano finora fatto maggiore chiarezza di quelle europee sui conti 2008. E anche i problemi di Freddie Mac e Fannie Mae necessitano secondo il Fondo di una soluzione permanente. Da questi potrebbero infatti generarsi rischi sistemici per l'esposizione degli investitori istituzionali mondiali ai titoli emessi dalle due agenzie.
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