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La crisi colpisce anche i fondi infrastrutturali e il project finance

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Tempi difficili per i fondi infrastrutturali e project finance. Chi pensava che questi avrebbero fatto da volano all’Italia per costruire le grandi opere oggi si deve ricredere. Il private equity si muove al rallentatore e, salvo qualche eccezione, quando lo fa è per piccoli pezzi di infrastrutture esistenti. E il project finance? Serve più spesso per finanziare i lumini dei cimiteri o impianti sportivi che la costruzione di strade o aeroporti. Ma non c’è solo l’Italia dei cronici ritardi burocratici e dei mille campanili locali a decretare lo stallo delle infrastrutture. La situazione è molto più diffusa di quanto si creda. In giro per il mondo, infatti, traballa il modello stesso degli investimenti in grandi opere: c’è un enorme fatica a raccogliere denaro, la crisi rende impossibile fare progetti a debito di lungo periodo e la parabola del numero uno al mondo Macquarie, costretto a svendere pezzi pregiati, è il segnale di crisi.