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Crisi: la Bce si regala una doppia porzione di bond portoghesi e irlandesi in vista del 2011

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Meno due allo scoccare dell’anno nuovo e la Bce torna in azione. Lo fa in un clima di vacanza per le Borse. Il break di Natale non ha fermato gli acquisti di bond da parte dell’Eurotower. Per scongiurare il crollo dei titoli portoghesi e irlandesi, prima del 25 dicembre la Banca centrale di Francoforte si è “regalata” 1,121 miliardi di euro di titoli di Stato dell’area euro nell’ambito del Securities Markets Programme (Smp), il salvagente finanziario lanciato durante la crisi greca. Si tratta di numeri che fotografano una situazione che resta difficile per l’Europa. La cifra è ben inferiore ai massicci acquisti di maggio quando fu toccato il picco di 16,5 miliardi, ma indica comunque un raddoppio rispetto ai 603 milioni della settimana precedente. E se si considerano i volumi particolarmente sottili del mercato delle obbligazioni europee, secondo alcuni osservatori è facile ipotizzare che, alla ripresa delle contrattazioni regolari a gennaio, l’Eurotower tornerà sul mercato con operazioni di dimensioni importanti.


Raddoppiando il suo capitale a 10,76 miliardi, del resto, la Bce ha rafforzato il suo arsenale. Ed è lecito supporre che lo abbia fatto in vista di nuove battaglie con la speculazione sui mercati. Togliere il fiato ai falchi del gossip di Borsa non è impresa semplice. Le tensioni, sul fronte del debito dei Paesi con i conti pubblici più in difficoltà, non accennano a diminuire neanche in questi giorni di apparente calma piatta: i premi di rendimento della Grecia ieri sono balzati a 940 punti, il record di 973 segnato a maggio è dietro l’angolo. Se spostiamo il mirino anche i premi di rendimento dell’Irlanda si sono portati a 629, quelli dell Portogallo a 362, quelli della Spagna a 252. Neanche l’Italia è stata immune: a Roma hanno visto i rendimenti imboccato la via dei rialzi portandosi a quota 178, ossia appena 20 punti sotto il livello record.

Un movimento che potrebbe proseguire nel 2011. In molti temono che svoltato l’angolo, a gennaio, i cecchini delle agenzie di rating torneranno all’assalto della periferia d’Europa dopo la raffica di bocciature pre-natalizia ampiamente snobbata delle Borse settimana scorsa. Venerdì scorso alla chiusura delle contrattazioni Fitch ha sfiduciato Portogallo e Ungheria, tagliando il merito di credito. Anche Moody’s non è stato a guardare: ha lanciato un chiaro avvertimento alla Spagna e sempre al Portogallo di un possibile verdetto negativo in arrivo. Una mossa che rischia di arrivare presto e che non è affatto escluso possa scatenare nuovi attacchi. Questo nonostante l’Europa a gennaio tornerà a sedersi al tavolo della diplomazia, tirando le fila sulla riforma della governance economica. Ma al di là dei buoni propositi i leader del Vecchio Continente lo faranno mantenendo le posizioni.


La Germania anche in questi giorni non ha nascosto il suo disappunto di fronte all’attivismo della Bce. Solo qualche giorno fa Juergen Stark, membro del comitato esecutivo Bce, ha spiegato che queste operazioni (gli acquisti di bond, ndr) non devono mirare ad aiutare i governi. A stretto giro, ieri è arrivata la risposta di Wolfgang Schaeuble: il ministro dell’EConomia tedesco ha avvertito che i Paesi dell’euro che non riducono il proprio debito in misura sufficiente rischiano sanzioni economiche. Secondo l’ultimo tam tam dei mercati, anche se in maniera ancora ufficiale starebbe prendendo forma il meccanismo permanente d’emergenza post-2013 che ha in mente la Germania, che non vuole quella cooperazione rafforzata sui bilanci fra gli Stati membri dell’Unione europea sponsorizzata dal ministro dell’Economia francese Christine Lagarde.

 

Secondo diversi osservatori la crisi del debito non lascerà più spazio alle baruffe: costringerà l’Unione europea ad affiancare all’unione monetaria una graduale unione di bilancio. La Francia ha un’occasione d’oro: il prossimo anno presiederà il G20, ossia il vertice dei ministri delle Finanze e dei governatori delle Banche centrali delle venti principali economie mondiali il 18 e 19 febbraio prossimo a Parigi. Lagarde dovrà convincere della bontà del suo progetto Berlino, sempre di più motore economico d’Europa che ha tutto da perdere da una simile ipotesi.