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Crisi area euro, prepararsi a proteggersi dall’inflazione (M&G Investments)

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Gli aggiustamenti richiesti ai Paesi dell’Euro porteranno all’inflazione, quindi meglio pensare a proteggersi. È l’opinione di Stefan Isaacs di M&G European Corporate Bond Fund, secondo il quale lo status di porto sicuro di cui godono Svizzera e Regno Unito dipende in gran parte dalla loro presa di distanza dall’euro. Unità monetaria significa infatti anche unità fiscale, e ciò richiede una leadership che va accettata sia dai Paesi deboli – che devono rinunciare alla propria sovranità per farsi governare dai Paesi più solidi – sia dai Paesi più stabili – che devono prendersi la responsabilità di quelli con i conti in rosso. “Nonostante abbiano riconosciuto seppur in ritardo che un certo grado di leadership sia indispensabile, la realtà è che non si riuscirà a trovare una soluzione esaustiva”, commenta l’esperto, che poi prospetta gli scenari in assenza di un’unione fiscale: “Due conseguenze: una disgregazione di qualche tipo dell’euro, o la monetizzazione dei deficit. La prima porterebbe probabilmente a un’economia depressa come negli anni Trenta, mentre alcuni direbbero che l’altra rischia una replica dell’esperienza di Weimar negli anni Venti. Anche se non stiamo sicuramente pensando a una replica dell’iperinflazione degli anni Venti, sarà la tentazione a gonfiare i prezzi a spuntarla. Gli aggiustamenti strutturali richiesti a molti Paesi europei saranno probabilmente una pillola troppo grande da mandar giù. Le proteste portate avanti dalla Germania giungeranno a orecchie sorde, e le dimissioni della Germania dalla BCE faranno poca differenza. Ridurre le passività attraverso l’aumento dell’inflazione, sarebbe un trucco più facile per quelle economie che hanno accumulato un eccessivo livello di debito e leva per decenni. È il momento di esaminare qualche protezione dall’inflazione? Visto che al momento i mercati obbligazionari la stanno prezzando al minimo, direi proprio di sì”.

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