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La crescita torna in Europa, i Paesi non colpiti dalla crisi del debito ne beneficeranno maggiormente

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Di seguito pubblichiamo un’analisi di Azad Zangana, economista europea di Schroeders. L’esperta commenta gli ultimi dati sul Pil dell’Eurozona evidenziando come in questa fase la ripresa congiunturale rimanga irregolare, con le economie orientate all’export ancora favorite in una fase in cui i Paesi periferici continuano a lottare con le politiche di austerità. In uno scenario in cui Zangana si attende che si continui ad assistere a un miglioramento dell’attività economica in Europa, l’esperta sostiene tuttavia che la maggior parte della crescita si manifesterà nei Paesi che non sono stati coinvolti nella crisi del debito sovrano. 

L’Eurostat stima che l’economia dell’Eurozona, in totale, è cresciuta nel secondo trimestre dello 0,3% rispetto al primo. Tale fattore segna la fine della recessione più lunga dalla formazione dell’Unione monetaria.

La ripresa rimane irregolare con le economie orientate all’esportazione che continuano a guidare la strada, mentre le economie periferiche più piccole continuano a lottare nella loro attuazione di austerità. Germania e Finlandia, con il loro +0,7%, hanno registrato entrambe una crescita leggermente più forte del previsto mentre la Francia ha superato anche le aspettative, realizzando una crescita del Pil dello 0,5%. Nel frattempo, l’Italia e la Spagna che già avevano precedentemente riportato i loro numeri, restano in recessione (-0,2% e -0,1% rispettivamente). Altrove, il Portogallo ha rappresentato la più grande sorpresa con la pubblicazione del +1,1% di crescita rispetto al trimestre precedente – una grande sorpresa rispetto alle stime del consensus.

Dettagli dei driver sottostanti a questi risultati sono deboli per queste stime iniziali, ma le statistiche dell’ufficio francese (INSEE) hanno rilevato una maggiore crescita dei consumi delle famiglie e la variazione delle rimanenze come i fattori chiave per la ripresa del PIL reale francese. L’Ufficio di statistica tedesco (DESTATIS) segnala un miglioramento della domanda interna, con un miglioramento del contributo delle esportazioni nette.

Ci aspettiamo che il miglioramento dell’attività continui in tutta la zona euro, in linea con le ultime rilevazioni degli indici PMI. Al tempo stesso, così come emerso dai dati più recenti, ci aspettiamo che la maggior parte della crescita si manifesterà nei Paesi che non sono stati coinvolti nella crisi del debito sovrano, fattore che dovrebbe portarli a beneficiare di una maggiore proporzione della crescita del PIL proveniente dalle esportazioni nette.

In termini di impatto sulla politica monetaria, la diffusione di dati sulla crescita migliori delle attese, insieme con i segnali incoraggianti emersi dai sondaggi presso le imprese private, può iniziare a mettere pressione sulla Banca centrale europea perché prenda una posizione più aggressiva. Tuttavia dubitiamo la BCE possa considerare a breve una stretta monetaria, specie considerando che solo due mesi fa Draghi ha introdotto la guidance per i prossimi mesi.