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La crescita in Turchia non si fermerà grazie alla domanda interna

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Di seguito pubblichiamo un commento sulla Turchia a cura di Emre Akcakmak, portfolio manager di East Capital. Per l’esperto della società di gestione specializzata nei mercati finanziari dell’Est Europa e della Cina, i trend demografici della Turchia danno al Paese un chiaro vantaggio rispetto alla media degli Stati dell’Unione Europea. Tale fattore dovrebbe consentire alla Turchia di beneficiare nei prossimi 10-15 anni dello sviluppo della domanda interna, principale driver per la crescita dell’economia del Paese. Gli utili sopra le attese riportate dalle società, così come il miglioramento del merito creditizio e la discesa dei tassi di interesse sono così elementi che anche nei prossimi mesi potrebbero sostenere le quotazioni della Borsa turca, reduce da una performance dal +77% incamerato nel corso del 2012.

Il mercato azionario turco ha continuato a performare bene, e da inizio anno è in rialzo già del 10,1% . Questa performance è non è altro che il continuo di un trend che ha visto il rialzo dell’azionario dall’inizio del 2012. Ma per quanto ancora può durare? “Se si considera il quadro macro, pensiamo ancora che ci sia molto da fare nell’economia turca”, sostiene Emre Akcakmak, portfolio manager di East Capital.

“Nonostante gli ultimi sviluppi macroeconomici positivi, il reddito pro-capite è ancora ben al di sotto di quello dei Paesi dell’Unione Europea, e ulteriori riforme potrebbero aiutare a liberare il potenziale di crescita economica del Paese. Tassi d’interesse sui minimi storici, finanze pubbliche solide, così come i recenti upgrade del rating e la maggiore stabilità del mercato finanziario dovrebbero essere elementi favorevoli per lo sviluppo economico. In sostanza, siamo fiduciosi sul fatto che la storia di lungo corso di convergenza della Turchia si vedrà anche sull’equity”.

I trend demografici della Turchia danno al Paese un chiaro vantaggio rispetto alla maggior parte degli altri Stati. “La Turchia continuerà a essere caratterizzata da un trend demografico favorevole per i prossimi 10-15 anni. La popolazione è giovane, con un’età media di 29 anni, rispetto a quella nell’Ue, poco sopra i 40” spiega Akcakmak. 

Questo significa che la Turchia ha un mercato interno ampio e dinamico, con un potenziale per continuare a far crescere il PIL nei prossimi anni. Un altro elemento incoraggiante è che questa forza lavoro giovane è sempre più scolarizzata e il driver principale dell’economia turca è la domanda interna.

“Questo significa che il mercato turco è reattivo al sentiment dei consumatori, che a sua volta è ampiamente dipendente dalla stabilità politica ed economica. Il mercato risponde inoltre agli sviluppi sulle piazze finanziarie globali a causa dell’ampia partecipazione straniera sul mercato finanziario turco e, ovviamente, a causa dei legami commerciali del Paese”.

<b>Quali settori hai identificato come candidati per essere i più interessanti nei prossimi anni?</b>

Siamo particolarmente interessati ai settori che ci danno la maggiore esposizione alla crescita nel mercato interno. In particolare ci piace il settore bancario, che riesce a far crescere i prestiti del 15-20% circa l’anno. La crescita dei prestiti non è legata solo ai consumi privati ma anche agli ampi progetti infrastrutturali. Anche i settori automotive e real estate sono interessanti, visto che i tassi d’interesse storicamente bassi rafforzano la domanda dei consumatori. Inoltre, sono interessanti anche le società che operano nei settori in rapida crescita dell’aviazione e dei fondi pensione.

<b>Dalla fine del 2011, il mercato turco è salito del 77%. Quali sono le ragioni di questa performance così forte?</b>

Il 2012 è stato l’anno nel quale il mercato azionario turco ha recuperato fortemente, tanto che è stato rivalutato sulla scorta dei continui sviluppi positivi dell’economia. Le aree di maggiore preoccupazione – l’inflazione e il deficit delle partite correnti – si sono ridotte notevolmente, visto che la crescita ha rallentato in modo ordinato. Riflettendo il migliore ambiente macroeconomico, i tassi d’interesse sono scesi, la percezione al rischio è migliorata e il rating Paese è stato alla fine alzato a investment grade da Fitch. Oltre a livelli di valutazione già attraenti, le società turche hanno sorpreso gli investitori con profitti migliori delle attese. Le banche, in particolare, hanno performato molto meglio perché sono riuscite a far crescere significativamente i propri utili, grazie soprattutto al calo dei costi dei depositi.