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Crescita globale, Gli stimoli fiscali rappresentano solo una spinta marginale

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La politica fiscale, che sembra essere l’ultimo approdo dopo il naufragio delle massicce politiche monetarie messe in campo dalle principali Banche centrali, è davvero un motore sostanziale per la crescita economica? E’ questa la domanda che si pongono molti economisti, tra i quali Nikolaj Schmidt, Chief International Economist di T. Rowe Price, ora che lo spazio di manovra delle istituzioni centrali globali si sta riducendo. “I tassi di interesse – spiega lo strategist – probabilmente possono essere tagliati ulteriormente e l’ammontare degli asset comprati può salire ancora, ma i crescenti effetti collaterali osteggeranno l’impatto espansivo di altri accomodamenti monetari“.
Piccoli spazi di manovra
Al contrario stanno aumentando le speranze – sollecitate  in parte dalle promesse elettorali – che  le autorità fiscali raccolgano il testimone. “A mio avviso, tuttavia, è improbabile che arrivi un grande supporto fiscale in favore della crescita, a meno che non si verifichi un rallentamento brusco“, dice Schmidt, che ritiene che siano due le ragioni principali di questo esito. La prima ragione è che negli ultimi 18 mesi le politiche fiscali sono già passate dall’essere uno dei freni principali della crescita a esserne un piccolo stimolo: l’effetto delle politiche fiscali sarebbe quindi di fatto già scontato. “La mossa più recente a conferma di questo trend – dice Schmidt – è stata la decisione del governo del Giappone di posticipare l’incremento dell’Iva al 2019”. La seconda ragione è che le iniziative politiche prese durante la crisi finanziaria globale hanno lasciato alla maggioranza delle economie uno spazio fiscale molto limitato. “Molti governi – spiega Schmidt – hanno deciso di mantenere un approccio conservativo in materia fiscale. In Giappone, per esempio, il governo punta ad aumentare il saldo primario a zero entro il 2020 e questo richiede una stretta fiscale, non certo un’espansione”.
 
La variabile elettorale
Ovviamente, a causa dei deludenti risultati della crescita globale, è probabile che l’impegno nei confronti del consolidamento fiscale si attenui. E’ vero che in Europa la Commissione sta ancora richiedendo alle economie sotto osservazione per deficit eccessivi i loro piani di consolidamento fiscale, tuttavia Spagna e Portogallo, nonostante le ripetute violazioni dei target, sono state esentate dalle sanzioni. “Questo però ha a che fare con il bisogno di sostenere entrambi i Paesi durante periodi elettorali potenzialmente turbolenti, ma la richiesta di riduzione del deficit persiste“, spiega con disincanto Schmidt. Le probabilità di un maggiore supporto fiscale sono maggiori negli Stati Uniti, dove entrambi i principali candidati alle elezioni presidenziali invocano un aumento della spesa. “Realisticamente però la tempistica per questo aumento della spesa è probabile che ricada nel 2018 e che qualsiasi proposta di aumento venga ridotta notevolmente, con il Congresso diviso”, afferma Schmidt. Che conclude: “Nel complesso, la politica fiscale resta un elemento di spinta marginale ed è improbabile che si trasformi in un motore sostanziale per la crescita“.