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Crescita globale: Deludenti le politiche delle Banche Centrali. Servono programmi di governo per la produttività

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Il Macroeconomic Forecasts del Gruppo Edmond de Rothschild dato alle stampe in questi giorni indica una stabilizzazione della crescita mondiale a un ritmo deludente. “Il deterioramento delle prospettive si riflette nella debolezza dei tassi d’interesse. E anche se le Banche centrali tengono ancora delle munizioni in serbo, il risultato delle politiche di tassi negativi rimane incerto in assenza di un precedente storico“, scrive nell’introduzione  Mathilde Lemoine, Group Chief Economist di EDR. Che aggiunge: «Finché i governi non istituiranno delle politiche economiche dirette ad aumentare la produttività, i banchieri centrali non avranno altra scelta che andare sempre più lontano nel finanziamento della crescita tramite l’indebitamento».
Da Washington a Berna
Nel dettaglio, secondo Lemoine, negli Stati Uniti gli investimenti in capitali fissi e il commercio estero continueranno a influire negativamente sulla crescita, e ciò sarà controbilanciato dal dinamismo dei consumi e dalla crescita delle spese del governo. In Giappone, al contrario, la debolezza dei consumi continuerà a penalizzare la crescita, costringendo in questo modo la Banca del Giappone ad allentare ulteriormente la politica monetaria. Quanto alla zona euro l’analisi, che non sconta ancora l’effetto Brexit, indica che si è lasciata alle spalle la «grande recessione». “Le spese pubbliche e la ripresa dei mercati immobiliari rimarranno fattori di sostegno dell’attività – spiega Lemoine – Tuttavia la risalita del prezzo delle materie prime – come pure il leggero rallentamento della dinamica occupazionale – rischia in futuro di pesare sui consumi delle famiglie“.  E’ la Svizzera il Paese che si trova in questa fase in una posizione favorevole, con una crescita economica destinata ad accelerare grazie al sostegno dei consumi delle famiglie. “Tanto più che la deflazione, che persisterà all’orizzonte anche nel 2017, non desta realmente preoccupazioni, poiché non è legata a un problema di domanda”, spiega Lemoine. Per quanto riguarda i Paesi emergenti, infine, il gruppo Edmond De Rotschild ritiene che le loro economie continueranno a soffrire del calo di produttività e della presenza di sovracapacità di produzione, per eventualmente stabilizzarsi verso fine anno. “In queste regioni del mondo, l’attuazione di riforme strutturali sembra indispensabile per ripristinare il modello di crescita”, è il commento di Lemoine.  
 
Italia: allarme export
  
Quanto all’Italia, che ha accumulato un ritardo di crescita dal 2008 dell’8,6% rispetto alla zona euro, Edr prevede nel complesso una crescita del Pil dell’1,0% per il 2016. La debole domanda estera sta pesando però sulle esportazioni italiane, che stanno contribuendo negativamente alla crescita complessiva del Pil. Le entrate fiscali, invece, miglioreranno con il consolidamento della ripresa economica mentre i tassi di interesse più bassi ridurranno il costo del debito. Secondo gli analisti inoltre il governo saprà probabilmente approfittare della generosità della Commissione europea rispetto a un aumento della spesa pubblica e a una riduzione delle tasse. “Ma se l’Italia vuole raggiungere i suoi colleghi della zona euro in termini di potenziale di crescita, dovrà riformare il mercato del lavoro e affrontare il problema dei crediti non performing delle sue banche“, conclude Lemoine.