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Crescita della liquidità, un indicatore per il futuro dei listini

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In un report curato dal team di ricerca della banca d’affari Usa Merrill Lynch, gli analisti evidenziano la stretta correlazione tra contrazione del tasso di crescita della liquidità e andamento dei mercati azionari.

Gli esperti concordano sul ruolo giocato dalla crescita della liquidità nel processo di alimentazione del trend rialzista dei listini azionari. La traiettoria seguita dalle Borse è spesso direttamente proporzionale all’incremento della liquidità presente sui mercati finanziari. Nel periodo 2001- 2004, l’indice globale che misura il livello della liquidità nei mercati finanziari ha registrato il passaggio da tassi di crescita vicini all’1% fino a incrementi percentuali annui del 22%. I rialzi iniziati nel 2001 hanno raggiunto un tasso di crescita a due cifre nell’ottobre del 2002. Da allora e fino a dicembre del 2004, l’indice Standard and Poor’s 500 ha messo a segno una performance del 56%.

Attualmente, l’indice che misura l’andamento della liquidità sembra aver intrapreso un sentiero discendente. L’indice globale, messo a punto dagli analisti di Merrill Lynch, ha registrato un calo dal picco massimo del +22% toccato nell’autunno del 2002, al 9% dello scorso settembre. Nell’ultimo report curato dal team di gestione della banca d’affari Usa, gli esperti ricordano che la storia dei listini evidenzia una stretta correlazione tra il calo della crescita della liquidità (si fa riferimento ad una crescita del tasso ad una sola cifra) e l’ingresso delle Borse in una fase bearish.

Nei primi dieci mesi del 2005 i tassi di riferimento statunitensi sono passati dal 2,25% al 3,75%. Tradizionalmente, l’incremento del costo del denaro comporta un ridimensionamento delle quotazioni dei bond a lunga scadenza emessi dal Tesoro Usa. Ma le circostanze di quest’anno differiscono molto dai normali canoni di funzionamento del mercato. Wall Street si mantiene in territorio negativo dall’inizio del 2005. Nello stesso periodo, il rendimento dei Treasury bond a dieci anni – che diminuisce percentualmente in conformità all’incremento del prezzo dell’obbligazione – ha resistito: a dicembre era del 4,25 e ora è del 4,4%.

I prezzi delle materie prime, gli spread nel credito e l’evoluzione globale dei mercati azionari sono variabili strettamente correlate alle oscillazioni del tasso di crescita della liquidità’, si legge nel report di Merrill Lynch. Secondo l’outlook delineato dallo studio, se la liquidità dovesse continuare a ridursi seguendo il tasso percentuale degli ultimi mesi, i mercati potrebbero cominciare a soffrire gli effetti di questo trend entro la fine dell’anno.

Dietro i movimenti del tasso di crescita della liquidità si nasconde l’operato dei paesi asiatici ( le cui monete sono vincolate con diversi livelli di rigidità al dollaro Usa). Tutti i cambi registrati nella liquidità – dal recupero del 2002 fino alla caduta degli ultimi mesi provocata dal comportamento delle Banche centrali asiatiche – trovano una spiegazione negli sforzi compiuti dagli Istituti centrali asiatici per preservare la stabilità delle valute domestiche. Un’analisi realizzata da Bnp Paribas evidenzia che l’Asia possiede il 30% del debito emesso dal Tesoro statunitense.

Gli esperti della banca d’affari nordamericana si mostrano preoccupati per la continua riduzione degli spread tra il rendimento dei bond a medio lungo termine e gli strumenti obbligazionari a breve termine. Attualmente, il rendimento dei bond decennali supera solo di mezzo punto quello offerto dalle obbligazioni a breve termine. ‘Gli investitori sottovalutano l’impatto derivante dall’appiattimento della curva dei tassi, ma la tendenza odierna può comportare un sensibile incremento della volatilità nel 2006, sostengono i curatori del report. (A cura di Fondionline.it)