Crescita dell’Est asiatico ai minimi a 11 anni, ma Banca Mondiale vede risalita trainata da domanda interna

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Le economie dell’Est asiatico quest’anno cresceranno al ritmo più basso dal 2001, ma sono già pronte a  ripertire nei prossimi mesi grazie alle misure di stimolo messe in atto dalla Cina e dagli altri Paesi dell’area. L’East Asia and Pacific Economic Data Monitor diffuso oggi dalla Banca Mondiale stima che l’area rallenterà di un punto percentuale rispetto al 2011, passando dal +8,2 per cento al +7,2 per cento quest’anno, per poi risalire al 7,6 per cento nel 2013. Crescita ai minimi degli ultimi 11 anni per l’area e rivista al ribasso rispetto al +7,6% indicato a maggio. La Banca Mondiale rimarca come la crescita nei Paesi sviluppati rimane modesta, con il recupero nella regione che potrà essere trainato principalmente dalla forte domanda interna nei paesi in via di sviluppo. Rimangono elevati i fattori di criticità, a partire da un possibile nuovo deterioramento della crisi europea che potrebbe affliggere i Paesi emergenti dell’area dell’Est Asiatico.
Ripresa cinese nei prossimi mesi su misure di stimolo monetario e del governo 
Il rallentamento riguarda anche la Cina, prima economia dell’area, che passerà dal +9,3% del 2011 al +7,7% quest’anno a causa del debole export e di minori investimenti. L’impatto delle misure di stimolo dovrebbe permettere un recupero della crescita nel prossimo anno, vista in recupero a +8,1% grazie anche alla ripresa del commercio mondiale. Il rallentamento della crescita degli investimenti, in particolare, è dovuto alle misure dello scorso anno per la limitazione degli investimenti nel settore immobiliare. Tuttavia, rimarca il rapporto della Banca Mondiale, la politica monetaria espansiva avviata all’inizio di quest’anno e le misure di stimolo del governo potrebbero invertire questa tendenza nei prossimi mesi.
Peso dell’area sull’economia globale triplicato negli ultimi due decenni
“La quota dei Paesi dell’area comprendente Asia orientale e Pacifico nell’economia mondiale si è triplicata negli ultimi due decenni – mette in evidenza il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim – passando dal 6 per cento a quasi il 18 per cento di oggi. Un dato che mette in risalto l’importanza fondamentale di una crescita continua di questa regione per il resto del mondo”.
Il rapporto della Banca Mondiale cita le spese di ricostruzione in Thailandia dopo le alluvioni dello scorso anno tra i fattori trainanti della domanda interna nella regione. Inoltre Paesi come l’Indonesia, insieme con la Thailandia e la Malesia, godono attualmente di un boom della spesa in beni strumentali da parte loro governi e del settore privato. 
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