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Crescita cinese potrebbe dimezzarsi a partire dal 2016. Borsa Shanghai ai minimi a 15 mesi

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Nei prossimi anni la Cina dovrà abituarsi a ritmi di crescita economica non più a doppia cifra. Il deterioramento dell’outlook economico globale a causa dell’acuirsi della crisi del debito in Europa e del debole andamento dell’economia Usa rischia di intaccare anche le prospettive per i Paesi emergenti, compreso il gigante cinese con le ultime previsioni del Fmi che hanno rivisto al ribasso dello 0,5% le stime di crescita della Cina per il 2012. Crescita comunque attesa al ritmo del 9,5% quest’anno e al 9% il prossimo.


Dal Bloomberg Global Poll, sondaggio trimestrale condotto dall’agenzia di informazione finanziaria newyorkese tra investitori, analisti e traders, emerge a sorpresa che la maggioranza degli interpellati (il 59%) vede un forte calo della crescita a partire dal 2016, quando il Paese del Dragone potrebbe iniziare a crescere a un ritmo annuo inferiore al 5%. Nel dettaglio dal sondaggio Bloomberg emerge che tra quelli che si attendono un rallentamento così marcato, il 47% ritiene che avverrà nel giro di 2-5 anni, mentre solo il 12% ritiene che la fase di rallentamento inizierà nell’arco di un anno. Il target di crescita media annua indicato da Pechino è dell’8%. Lo scorso anno il Paese è tornato a crescere a doppia cifra (+10,3%).

Lo scorso aprile, quindi prima del deterioramento dello scenario economico globale, il Fondo monetario Internazionale aveva calcolato che proprio nel 2016 la Cina potrebbe mettere a segno lo storico sorpasso agli Stati Uniti come prima economia mondiale.


Le deboli previsioni emerse dal sondaggio Bloomberg hanno contribuito ad appesantire la Borsa cinese con lo Shanghai Composite Index sceso oggi ai minimi a 15 mesi chiudendo sui minimi di giornata in calo dell’1,1%.


Economia in frenata complice anche la stretta monetaria

L’economia cinese negli ultimi mesi ha mostrato segnali di rallentamento comp0lice anche la politica monetaria restrittiva messa in atto da Pechino per frenare le pressioni inflattive. Il rallentamento del manifatturiero cinese è testimoniato dal calo dell’indice Pmi. la stima flash di settembre elaborata dagli analisti della Hsbc ha evidenziato un nuovo calo a settembre a quota 49,4 punti dai 49,9 punti di agosto. Male, in particolare, le voci nuovi ordini ed esportazioni. In particolare le esportazioni potrebbero continuare a soffrire nel prossimo futuro a causa del calo della domanda da Usa ed Europa. La lettura si conferma al di sotto dei 50 punti per il terzo mese consecutivo. Sabato è attesa la lettura ufficiale. 

 

Ubs vede uno slowdown contenuto
Il principale problema della Cina nell’ultimo anno è stato quello di ridurre l’inflazione senza strangolare l’economia. “Riteniamo che la strategia stia finora dando i suoi frutti e che l’inflazione abbia raggiunto il punto massimo a luglio – si legge nel global outlook di Ubs per il quarto trimestre dell’anno – con i livelli dei prezzi che dovrebbero scendere gradualmente nella seconda metà dell’anno, grazie all’allentamento delle pressioni provenienti dai prezzi globali delle materie prime e agli sforzi del governo cinese di controllare i prezzi e aumentare l’offerta. Anche i prezzi immobiliari si stabilizzano nelle grandi città cinesi”. “In termini di economia reale – rimarca l’analisi della casa d’affari elvetica – molto lascia presagire che l’atterraggio sarà morbido. La crescita dei consumi elettrici, un indicatore affidabile per l’attività manifatturiera, è diminuita solo leggermente nel secondo trimestre. Inoltre, la forte domanda di carbone, la continua crescita delle immobilizzazioni, l’aumento della costruzione di edifici pubblici e la stretta monetaria indicano una crescita sostenibile”.