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Cresce l’attesa per il Fedarmageddon: analisti spaccati in vista del 3 novembre

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Con il fiato sospeso. Non si giocherà sul velluto la riunione che la Federal Reserve ha messo in calendario il prossimo 3 novembre. Un appuntamento atteso dagli analisti di mercato convinti che la Banca centrale americana dovrebbe annunciare la prossima mossa per sostenere la ripresa economica. Sarà il presidente della Fed, Ben Bernanke, ad offrire chiarimenti sull’entità e sulle modalità di applicazione dell’atteso secondo piano di acquisto di asset a lungo termine.


Per molti osservatori la riunione di inizio novembre sarà forse più importante della storia della Fed: il Fedamageddon. Secondo quanto segnalato dal sito Time gli osservatori sono spaccati sulla bontà o meno delle mosse da portare avanti nell’immediato. I dubbi più pressanti riguardano l’eventuale prolungamento dell’azione di acquisto di bond a lungo termine.

Il primo atto del piano Fed si è concretizzato con l’acquisto circa 1.700 miliardi di titoli garantiti dai mutui e bond statali, oltre agli sforzi attuati per mantenere i tassi vicino allo zero da dicembre 2008, per tirare gli Stati Uniti fuori dalla peggiore recessione dai tempi della Grande Depressione degli anni trenta. Una potenza di fuoco, che però non è bastata a ridare smalto alla locomotiva statunitense, che si trova ancora messa alle strette con il rischio deflazione.


Una posizione certificata dagli ultimi dati sui prezzi al consumo: nel mese di settembre sono cresciuti dello 0,1% contro attese che indicavano un incremento dello 0,2%. Un altro fattore di preoccupazione per la Banca centrale è rappresentato dalla debolezza del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è ormai stabile a quota 10%, tuttavia per il 2011 Bernanke vede “una crescita più veloce e più vicina al trend di lungo periodo”.


Di fronte a questi “risultati” l’economista David Rosenberg ha duramente criticato il piano di acquisti della Banca centrale, sostenendo che “posiziona la società americana un po’ più vicino alla guerra civile, se non peggio”. E la sua non è una posizione isolata. Il piano della Fed non è visto di buon occhio neanche da tutti i presidenti e i governatori della Fed stessa, con alcuni che ritengono che contribuisca a gonfiare l’inflazione.