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Credit Suisse sprofonda ai minimi dal 2016, taglio ai costi mette centinaia di posti a rischio

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Centinaia di posti di lavoro a rischio in Credit Suisse. Lo riferisce oggi Bloomberg secondo cui i licenziamenti serviranno per ridurre i costi e potrebbero iniziare già quest’anno e aiutare l’istituto a raggiungere i suoi obiettivi per il 2019.

Ad essere colpite dai tagli potrebbero essere la divisione International Wealth management della banca con sede a Zurigo e la Swiss Universal Bank. A dirlo a Bloomberg fonti vicine che hanno preferito rimanere anonime. Dal canto suo Credit Suisse non ha ancora commentato. Senza dubbio i tagli si inseriscono nel piano portato avanti dal CEO Tidjane Thiam che da quando ha assunto la guida dell’istituto nel 2015 si è impegnato a ridurre le spese.

Pesano deboli risultati di gestione Thiam

A inizio mese i risultati relativi al terzo trimestre del 2018 sono stati molti deludenti: l’utile netto è salito del 74% su base annua a quota 424 milioni di franchi svizzeri ma ben al di sotto delle stime degli analisti che avevano previsto quota 478 milioni. I ricavi netti del gruppo a 4.888 milioni sono calati del 2% annuo, riduzione in parte dovuta alla maggiore volatilità nei mercati emergenti durante l’estate. Ma il principale mal di pancia per il CEO Thiam, come riferisce sempre Bloomberg, è stato la divisione Global Markets, cruciale per l’attività di trading. A questo settore si deve infatti una perdita inattesa nell’ultimo trimestre, di 22 milioni di franchi contro un profitto atteso di 36, che ha portato ad abbandonare l’obiettivo dedicato di ricavi per 6 miliardi di dollari nell’intero esercizio fiscale.

Indicazioni che stanno affossando il titolo Credit Suisse che cede oltre il 2% a 12,35 euro, sui minimi dal 2016. In Borsa il prezzo delle azioni del colosso bancario elvetico è sceso di oltre il 40% sotto il mandato di Thiam in parte a causa anche dei due aumenti di capitale. Occhi puntati all’investitor day del prossimo mese quando il CEO indicherà i piani per il 2019 e oltre con gli investitori che potrebbero mettere in serio dubbio la banca in merito ai suoi piani di crescita.