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Credit Agricole: Emporiki non frena l’utile, esce allo scoperto su Pioneer

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Risultati sopra le attese per Credit Agricole. La banca francese ha chiuso il secondo trimestre 2010 con un utile netto pari a 379 milioni di euro, in rialzo dell’87% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e sopra le attese degli analisti che indicavano 318 milioni. Una crescita trainata dall’attività di corporate & investment banking, ottenuta nonostante la controllata greca Emporiki abbia pesato sui conti per 713 milioni di euro. Secondo il management del gruppo transalpino, Emporiki tornerà a generare utili nel 2012.


Nel dettaglio, i ricavi del secondo trimestre sono saliti del 20% a 5,47 miliardi rispetto ai 4,56 miliardi di un anno fa, mentre il margine operativo lordo è balzato del 31% a 2,06 miliardi. Gli accantonamenti sui rischi sono scesi a 2,05 miliardi da 2,21 miliardi, con il Core Tier 1 al 9,1% rispetto all’8,6% di fine giugno 2009. Nei primi sei mesi dell’anno i profitti sono raddoppiati a 849 milioni dai precedenti 403 milioni, mentre i ricavi sono cresciuti del 19,4% a 10,3 miliardi di euro. L’amministratore delegato, Jean Paul Chifflet, ha comunque mostrato cautela sottolineando che anche il secondo trimestre è stato caratterizzato dalla “debolezza congiunturale”.

Nel frattempo Credit Agricole esce allo scoperto e si dice interessata a Pioneer, società di risparmio gestito controllata da Unicredit. Lo ha annunciato l’amministratore delegato dell’istituto transalpino, Jean-Paul Chifflet, nel corso della conferenza stampa sui risultati del secondo trimestre. A maggio UniCredit ha dato mandato a BofA Merrill Lynch per esplorare tutte le opzioni strategiche per Pioneer, al fine di valorizzare la società. Secondo la ricostruzione fatta ieri dal quotidiano tedesco Handelsblatt, il dossier entrerà nel vivo a settembre quando dovrebbe essere formata la prima “rosa” dei potenziali compratori. Possibili candidati all’acquisizione di Pioneer sarebbero in Europa Natixis, Bnp Paribas e Amundi, secondo indiscrezioni di stampa, mentre per la parte americana si sarebbero fatte avanti società concorrenti come John Hancock Funds, Mfs Investment Management, Eaton Vance Investment Managers e Putnam, ma anche gruppi di private equity come Ta Associates e Hellman & Friedman.