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Credibilità M5S-Lega in pericolo. Elettori e opposizioni rinfacciano promesse tradite e FI paventa ora patrimoniale

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La credibilità del governo M5S-Lega ora sembra smontata, come smontata appare ormai la manovra: quella proposta presentata dal premier Giuseppe Conte al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker – tagliare il target sul deficit-Pil per il 2019 dal 2,4% al 2,04% – ha messo infatti sull’attenti diversi elettori pentastellati e leghisti. Che non stanno perdonando ai due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio il dietrofront che hanno fatto sulle loro tanto sbandierate promesse.

Sui social semplici cittadini ma anche diversi esponenti delle opposizioni – che prendono la palla al balzo – rinfacciano così le dichiarazioni più o meno recenti rilasciate dai due leader politici che, dalla delusione dei loro elettori, hanno molto da perdere, soprattutto in vista delle elezioni europee del maggio 2019.

La credibilità della coppia è fortemente intaccata, soprattutto se si considera che, a rimetterci, sono, tra le altre cose, le risorse per la riforma delle pensioni con quota 100 e il reddito di cittadinanza: misure tanto oggetto di proclami nei giorni della campagna elettorale di Salvini e di Di Maio, che ora rischiano di essere azzoppate, se non lo sono già state.

Ancora peggio, ora alcuni esponenti di Forza Italia, stando a quanto riporta Il Giornale, lanciano l’alert patrimoniale, per bocca del deputato Pierantonio Zanettin:

«La maggioranza gialloverde – sottolinea- ha respinto, nell’ambito della discussione sul decreto fiscale, l’ordine del giorno a mia prima firma che impegnava il governo ad escludere che nel nostro Paese sarà adottato alcun provvedimento normativo riconducibile ad una patrimoniale. Si conferma l’irresponsabile ambiguità del governo del cambiamento sul tema della imposta patrimoniale. Decisioni come queste determinano un gravissimo danno all’Italia, esponendola alla fuga dei capitali ed alla paralisi del mercato immobiliare». Anche Mara Carfagna, vice presidente azzurra della Camera, scrive su Twitter: «Il governo non esclude una patrimoniale. Siamo molto preoccupati».

A proposito della fuga di capitali, un articolo del Messaggero certifica inoltre il danno che le parole proferite dai vari esponenti del governo M5S-Lega hanno fatto allo spread e ai tassi.

Si fa riferimento a quanto emerge dai calcoli della Fondazione David Hume:

“Dalle elezioni al 7 dicembre scorso, le perdite virtuali di Borsa, obbligazioni e titoli di Stato, compresi quelli detenuti da Banca d’ Italia e investitori esteri, ammontano a 244 miliardi. E a ben vedere i danni più importanti dell’ incertezza politico-finanziaria, sono stati fatti tra le elezioni del 4 marzo e la nascita del governo a fine maggio, visto che dall’ insediamento a Palazzo Chigi si contano perdite per soli 90 miliardi circa. È bene precisare che si tratta di perdite virtuali, come puntualmente fa notare la Fondazione Hume. Chi in questi nove mesi ha mantenuto i nervi saldi e non ha venduto titoli in portafoglio, avrà perciò solo perdite potenziali”.

Intanto, mentre la saga con l’Europa continua – l’Ue di Moscovici & Co non sarebbe ancora convinta, e riterrebbe gli sforzi del governo giallo-verde ancora non sufficienti – gli elettori e la stampa italiana ricordano tutte quelle dichiarazioni da “bulletti”, come fa notare Dagospia, rilasciate fino a qualche settimana fa, quando Salvini e Di Maio ridicolizzavano l’importanza dello spread e si dicevano determinati a non indietreggiare su quel 2,4%, presentato come soglia intoccabile.

“Noi non arretriamo di un millimetro”, aveva detto Salvini.

Di Maio, come emerge da alcuni tweet e retweet, ci aveva messo ancora di più la faccia, su quella soglia:

“Tornare indietro da quel 2,4 significa dire agli italiani non andate più in pensione, non vi alziamo le pensioni minime, non risarciamo i truffati delle banche e non facciamo più il reddito di cittadinanza”.

Entrambi hanno tuonato più volte contro i mercati, facendosi paladini dei diritti dei semplici cittadini, superiori a qualsiasi eventuale interesse particolaristico del mondo della finanza.

“Non credo che avremo un attacco speculativo: è solo una speranza delle opposizioni. Non siamo ricattabili“, diceva Di Maio a metà agosto.

Così Salvini:

“Tutti scrivono che sale lo spread, scendono le Borse, che Washington è preoccupata, Berlino è preoccupata, Parigi è preoccupata… Se nei salottini dove hanno deciso che i nostri figli devono vivere di precarietà e di paura sono preoccupati, vuol dire che stiamo facendo qualcosa che è giusto. Se sui giornali italiani Travaglio mi insulta, anche Il Giornale di casa Berlusconi ci insulta, Il Sole 24 Ore ci insulta, ci insultano tutti… se mettiamo d’accordo tutti quelli che sono stati complici del disastro italiano degli ultimi anni, in Italia e in Europa qualcosa vuol dire… Più ci insultano, ci minacciano più mi vien voglia di partire con questa sfida. Se qualcuno pensa di impaurirci e di farci scappare, sbaglia”.

Al Financial Times il leader leghista rispondeva “Meglio barbari che servi. Prima gli italiani. Se c’è chiarezza sui temi fondamentali si parte”.

E come dimenticare quel tripudio manifestato dal balcone di Palazzo Chigi dai deputati e senatori del M5S, dopo il Consiglio dei Ministri, a fine settembre, quando venne raggiunta l’intesa sul Def?

Quel balcone è ora oggetto di vari sfottò da parte di diversi italiani, che siano elettori dei due partiti o no.

Diversi gli elettori che hanno l’amaro in bocca, e che si sentono traditi. Viene da pensare in questo senso al nuovo report di Nomura sui Nove Cigni Grigi per il 2019: tra questi, si mette in evidenza anche la fine del populismo, con gli elettori che, a livello globale, si rendono conto che i populisti, alla fine, non riescono a mantenere le loro promesse.