Covered: trimestrali Usa, consolazione contro il caro-petrolio

Inviato da Redazione il Ven, 21/04/2006 - 09:59
Il petrolio ha frenato ieri sulla chiusura dei mercati europei dopo aver stabilito, in giornata, nuovi record storici. Una frenata che non può che essere considerata temporanea alla luce del permanere di tutte le condizioni di tensione alla base della recente galoppata e che spingono molti esperti a vedere il petrolio presto oltre 80 dollari al barile. Meno male che sul fronte trimestrali sono arrivate ancora buone notizie. Sono proprio queste a sostenere un mercato che, altrimenti, avrebbe buoni motivi per preoccuparsi. Lo afferma Nicolò Nunziata, equity strategist del team di Jc & Associati, secondo il quale "nonostante alcune importanti variabili (materie prime, tassi a lungo termine in rialzo, tensioni con l'Iran, Nigeria) offrano motivi di allarme, i principali indici Usa stanno attaccando i massimi di periodo grazie alla earning season inaugurata lo scorso 10 aprile. Finora in media - prosegue Nunziata - le società Usa hanno riportato risultati in linea o migliori delle attese". Ma questo era anche prevedibile secondo l'esperto considerando che "durante l'ultima stagione delle trimestrali del 2005, le stime erano state ribassate indiversi settori a fronte di una congiuntura economica stabile". Dunque un riequilibrio era prevedibile. A ciò si è aggiunto il "recente rialzo delle stime sulla crescita mondiale nel 2006 da parte dell'Fmi" e "alcuni segnali positivi sul fronte della tecnologia di consumo che dovrebbe sostenere nei prossimi mesi gli indici tecnologici tra l'altro meno sensibili rispetto al manifatturiero tradizionale ai costi di produzione". Scarsi gli appuntamenti macroeconomici di oggi. Solo il nostro Paese renderà nota la bilancia commerciale a marzo (il dato precedente era negativo per 2,6 miliardi di euro) e le vendite al dettaglio di febbraio (2% a gennaio). Per investire sul rialzo dell'indice S&P500 sono disponibili sul mercato, tra le altre, le call di Unicredito con strike 1.250 o 1.300 in scadenza a giugno, le call 1.350 di Goldman Sachs con scadenza a giugno o settembre e i bull certificate di Abn Amro con strike 1.045 e scadenza a giugno. Al ribasso ci si può rivolgere alle put di Unicredito con strike 1.300 e scadenza a giugno o settembre, alla put 1.275 di Deutsche Bank o 1.250 di Goldman Sachs in scadenza a dicembre oppure infine ai bear certificate di Abn Amro aventi strike 1.370 e scadenza maggio o 1.506 e scadenza giugno.
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