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Covered: oggi in uscita il dato sull’inflazione nel Vecchio Continente

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Il dato sull’inflazione Usa a maggio ha apposto il sigillo finale sul prossimo rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed a questo punto pienamente scontato dal mercato. Attenzione però, se ci sarà ancora voglia di vendere si potrà farlo prendendo come scusa il timore che a questo rialzo ne segua un’altro senza pause, oppure addirittura che la mossa del 29 giugno sia di mezzo punto percentuale invece che di un quarto. Ma si tratterebbe di una scusa, appunto. Che i tassi debbano però arrivare al 5,5% entro fine anno è una convinzione espressa da più di un analista e anche da Antonio Cesarano, del Servizio Research and Strategy di Mps Finance che precisa, in un report raccolto da Finanza.com: “Se la Fed riuscirà a ben dosare la comunicazione e frenare le aspettative di inflazione e se i rialzi dei prezzi si riveleranno temporanei, si aprirebbe la possibilità di un arresto al 5,25% per evitare impatti negativi sulla crescita già stimata in rallentamento per il secondo semestre”. Per la seduta odierna nel Vecchio continente verranno diffusi il report mensile Bce e il dato sull’inflazione a maggio, con un consensus a +0,3% m/m in rallentamento da +0,7% di aprile e del 2,5% a/a da 2,4%. Il dato core dovrebbe attestarsi a +1,5% annuo da +1,6%. Dagli Usa, prima di Wall Street, arriveranno le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, e l’indice Empire Manufacturing stimato in calo a 10,9 da 12,4 di maggio. Seguiranno gli acquisti netti di attività finanziarie in dollari, previste a 60 miliardi di dollari in calo da 69,8 miliardi di marzo, l’impiego della capacità produttiva in maggio (consensus: 82% da 81,9%) e la produzione industriale nello stesso mese, attesa allo 0,2% da +0,8% precedente. Infine in serata in uscita l’indice Philadelphia Fed: anche in questo caso è prevista una discesa a 11 punti da 14,4. Chi si attende una reazione dell’indice S&P500 può investire, tra le altre, sulle call 1.250 e 1.300 di Goldman Sachs in scadenza a settembre, sulla call 1.400 di Unicredito in scadenza a dicembre oppure infine sul bull certificate di Abn Amro con strike 1.177 in scadenza a dicembre 2010. Al ribasso ci si può rivolgere alle put di Unicredito o Goldman Sachs con strike rispettivamente 1.300 e 1.250 in scadenza a settembre, alla put 1.200 di Goldman Sachs in scadenza a dicembre oppure infine al bear certificate di Abn Amro con strike 2.009 in scadenza a dicembre 2010.