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Covered: coro di no al rialzo dei tassi in Eurolandia

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Un crescendo di lamentele arriva alle orecchie di Trichet che si appresta a rialzare, domani, il tasso di interesse in Eurolandia al 2,25%. Sarà difficile che il governatore si faccia influenzare e non sarebbe un bello spettacolo vedere una Banca centrale che si inchina alle pretese dei governi. I membri dell’Eurogruppo ritengono infatti che il rialzo dei tassi possa minare l’incerta crescita europea. Ma c’è anche l’Ocse tra le voci che sconsigliano un rialzo. Nell’Economic outlook l’Ocse ha precisato che “lo stimolo monetario deve essere mantenuto invariato visto che l’inflazione di fondo tende a calare e persiste un debole quadro macro”. Ma lo stimolo economico verrà mantenuto anche con un rialzo dei tassi di interesse dello 0,25%, pensano alla sede della Bce, in quanto si è ben lontani dal livello di neutralità. Intanto oggi alcuni dati potranno dare un’idea sulle condizioni dell’Europa. Il tasso di disoccupazione tedesco a novembre è atteso invariato all’11,6%. La fiducia dei consumatori europei a novembre dovrebbe essere rimasta stabile a -13 come anche l’indice di fiducia economica (100,5), la fiducia dell’industria (-6) e la stima flash dei prezzi alla produzione (2,5%) mentre il Pil delterzo trimestre (seconda lettura) sarebbe in crescita dello 0,6% t/t dallo 0,3% precedente e dell’1,5% a/a (da 1,1%). L’indice dei prezzi al consumo verrà reso noto anche in Italia con un consensus a +0,3% m/m (da +0,6%) e stabile a +2,6% a/a. Oltreoceano verranno resi noti il Pil del terzo trimestre (seconda stima) previsto al 4% t/t contro il 3,8% precedente, il deflatore del Pil che dovrebbe essere rimasto stabile al 3,1%, il delfatore dei consumi (precedentemente al 3,7% e all’1,3% escludendo alimentari ed energia), l’indice Chicago Pmi, che dovrebbe aver subito una frenata a 60 punti dai 62,9 precedenti. Sempre nella seduta odierna verranno rese note le scorte settimanali di petrolio e il Beige book della Fed. Chi punta a un rafforzamento dell’euro sul dollaro può trovare sul mercato, tra le altre, la call di Société Générale con strike 1,15 in scadenza a marzo 2006, le call di Unicredito con strike 1,2 e scadenza a marzo o giugno 2006 oppure le call 1,225 di Goldman Sachs con scadenza a gennaio e marz0 2006. Al ribasso sono disponibili le put di Goldman Sachs con strike 1,25 e 1,225 in scadenza a gennaio 2006, le put 1,2 di SocGen in scadenza a marzo o giugno 2006 oppure infine le put 1,15 di Unicredito in scadenza sempre a marzo e giugno 2006.