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Cosa farà crescere i mercati azionari da qui alla fine dell’anno?

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Di seguito pubblichiamo un’analisi sul mercato compiuta da Richard Pease, responsabile European Equities di Henderson Global Investors sui mercati azionari del Vecchio Continente. Il gestore prende in esame le varie sfide, sia europee che americane, che attendono politici e investitori nelle prossime settimane e svela di preferire per le sue scelte società il cui modello di business contiene una previsione significativa dei futuri flussi in entrata.

Anche se gli ultimi interventi delle banche centrali possono aver fornito un certo slancio ai mercati globali, l’incremento delle performance nei mercati azionari non è stato supportato da dati economici particolarmente incoraggianti. Se dovesse continuare l’ondata di buonismo nella politica monetaria, che porta gli investitori ai massimi salvo poi riportarli ai minimi poco dopo lasciandoli in attesa della prossima svolta, sembra meno probabile che le azioni delle banche centrali avranno un effetto positivo e duraturo sull’economia reale.

I fondi hedge potrebbero diventare un ulteriore elemento di supporto per i mercati azionari verso la fine di quest’anno. Avendo adottato un approccio più cauto nella maggior parte dell’anno, molti possono contare su una buona liquidità ma si sono lasciati scappare il rally azionario della fine dell’estate – e potrebbero ora decidere di “iniziare i giochi”, tutti assieme. Allo stesso modo, gli investitori che hanno acquistato le obbligazioni sovrane in nome della “sicurezza” stanno a tutti gli effetti pagando per detenere i titoli di alcuni paesi che offrono un tasso di ritorno reale negativo, con i gilts a dieci anni e i rendimenti dei bund ancora al di sotto del 2%. Dopo un lungo periodo di titoli azionari sottopesati, in particolare titoli della zona Euro, gli investitori che non l’hanno ancora fatto dovrebbero valutare una ridefinizione la loro asset allocation.

La nostra opinione è che ciò che maggiormente minaccia la crescita globale è la politica. Negli Stati Uniti, l’imminente fiscal cliff è stato temporaneamente adombrato dalla sfida politica Obama-Romney, mentre in Europa, i nodi fondamentali non si sono ancora sciolti nonostante l’LTRO, l’OMT e lo scudo anti-spread, cosi come il dramma degli “Aiuti si”, “Aiuti no” alla Spagna.

Poiché la situazione macroeconomica in Europa continua a oscillare tra il successo e il fallimento dei vari summit politici e la volontà dei governanti di supportare i mercati e l’economia, vorremmo piuttosto non essere tormentati ogni giorno dai titoli di giornale, sui quali ormai non c’è alcun controllo. Noi manteniamo il nostro focus su aziende di livello internazionale con valutazioni interessanti e buone prospettive di crescita nei mercati globali, caratterizzate da flussi in entrata ricorrenti e stabili, elevato potere di fissare i prezzi di mercato, buoni modelli di business e management di comprovata esperienza.

Una strada percorribile per ridurre la ciclicità è cercare le società il cui modello di business contiene una previsione significativa dei futuri flussi in entrata. Favoriamo in particolare le aziende che hanno una buona rete di servizi derivati, in aggiunta al loro ramo produttivo originale. Kone, la società finlandese specializzata nella produzione di ascensori è stata in grado di entrare sia nei mercati emergenti a più rapida crescita sia negli altri mercati più maturi. Il ramo di servizio che si occupa della manutenzione e della sistemazione degli ascensori copre oltre metà delle vendite Kone. L’azienda ha un cash flow così positivo che negli ultimi due anni sono stati versati due dividendi speciali. Nel settore dell’energia, abbiamo delle posizioni in alcune aziende di servizi petroliferi quali Subsea 7 e Fugro. A differenza delle compagnie petrolifere i cui profitti dipendono dal prezzo del petrolio o dalle condizioni di produzione, queste due società ricevono contratti di servizio indipendentemente dal successo di pozzo di petrolio.

Anche se l’economia dell’Eurozona sta vivendo qualche difficoltà, con il Purchasing Managers’ Index (PMI) che in ottobre ha continuato a perdere punti, ravvisiamo ragioni per coltivare un cauto ottimismo. L’aumento dei depositi M1 semestrali – uno dei principali indicatori dell’economia è diminuito a settembre ma è rimasto stabile al 2% (4,1% annualizzato). Ciò suggerisce un aumento dell’attività in tutta la regione verso la fine del 2012/inizio 2013.

Contemporaneamente, è giusto tenere presente che le aziende europee attive a livello internazionale tendono a essere più autonome rispetto alle difficoltà politiche ed economiche che caratterizzano l’Europa – insomma… la ripresa economica nel Vecchio Continente non è necessariamente un prerequisito per trarre profitto dall’investimento in titoli europei.