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Cosa cambia in Borsa con il Berlusconi III

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Non solo Mediaset, Mediolanum o Mondadori, i gruppi più strettamente legati al presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi, o le società di costruzioni e cementiere, che dovrebbero beneficiare della prospettata ripresa delle grandi opere. Il successo elettorale del Popolo delle Libertà porta con sé una serie di piccoli e grandi sconvolgimenti.


Non per la Borsa italiana nel complesso, ormai legata a doppio filo all’andamento dei mercati internazionali, ma certamente per singole storie societarie.

Basti pensare ad Alitalia, per la quale la via di Air France-Klm sembra volgere al tramonto, o ad Autostrade, il cui progetto di fusione con la spagnola Abertis era stato bloccato dal governo di centrosinistra e che ora potrebbe vedere riaprirsi il dossier.


Più controverso l’effetto sulle banche. Gli analisti di Euromobiliare in una nota odierna parlano di un impatto sostanzialmente neutro, mentre nei giorni scorsi si era ipotizzata una possibile penalizzazione per via della paventata esclusione degli istituti di credito dal taglio dell’Ires sostenuto da Giulio Tremonti, prossimo ministro dell’Economia. Per la Sim milanese tuttavia le banche beneficeranno di un possibile stop al cammino delle liberalizzazioni iniziato da Bersani, mentre potrebbe ripartire il processo di riforma delle popolari, in passato caldeggiato da alcuni membri della coalizione di centro-destra. Sempre nel settore bancario, tra i commentatori c’è anche chi intravvede un rafforzamento dell’asse tra Cesare Geronzi, Vincent Bolloré, Ligresti e Fininvest all’interno di Mediobanca.


Dovrebbero poi volgere verso la riconferma i manager delle società controllate dallo Stato come Enel, Eni e Finmeccanica, nominati dallo scorso governo Berlusconi.


Tra i titoli minori invece, ieri un report di Abaxbank indicava tra quelli che avrebbero potuto avvantaggiarsi di una vittoria del centro-destra: Biesse, Ima, Sabaf, Brembo, Mariella Burani, Granitifiandre, Interpump, ed Elica.


Finora però gli unici titoli a muoversi con decisione verso l’alto sono stati i cementieri Italcementi, Buzzi Unicem e Cementir e nel settore delle costruzioni Impregilo, che si era aggiudicata il ponte sullo stretto di Messina, il cui progetto messo in frizer dal governo Prodi potrebbe ora ripartire, così come potrebbero riprendere quota i lavori per la Tav.


A Piazza Affari almeno fino a ieri, quando l’esito del voto iniziava ormai a delinearsi, non si è assistito ad altre scosse, con i listini che si sono mossi in linea con le altre Borse continentali. Serviva un esito certo che garantisse la governabilità e questo c’è stato, prova ne è la sostanziale immobilità dello spread tra Btp e Bund tedeschi.


Se si vuole trovare un punto debole bisogna volgersi al bilancio macroeconomico dell’ultimo governo Berlusconi, con la procedura d’infrazione avviata dall’Ue per lo scostamento dei parametri deficit/Pil e debito/Pil, e con l’aumento della spesa pubblica primaria che aveva condotto alla riduzione del rating da parte di S&P e Moody’s .