Corsa a tre per la fabbrica dei fondi di Unicredit, per gli analisti i tempi sono stretti

Inviato da Micaela Osella il Mer, 19/01/2011 - 12:08

Passano i mesi, ma Unicredit continua a tenere ben coperte le sue carte. Mentre da Piazza Cordusio arriva la conferma dell'interesse per il mercato russo, togliendo dal tavolo un chiacchierato bersaglio, la nebbia resta alta su Pioneer. A margine del comitato direttivo dell'Abi, è stato lo stesso amministratore delegato della banca, Federico Ghizzoni, a togliere questa mattina qualche indizio sulla campagna di Russia, dicendo che "Banca Mosca non è quella a cui siamo interessati", mentre sulla fabbrica dei fondi di Unicredit non ha proferito nessuna parola. Ma il gossip di Borsa rilancia: la corsa su Pioneer sarebbe a tre.

Dopo aver discusso di un'alleanza con almeno sette nomi, Piazza Cordusio avrebbe tirato le somme e deciso di proseguire le trattative solo con tre soggetti, a cui verrà concesso di guardare più a fondo i conti di Pioner. La notizia anticipata sabato scorso da Plus e poi rilanciata ieri dall'agenzia Bloomberg dopo che nel weekend l'agenzia Reuters aveva riportato a sua volta voci di un possibile interesse da parte della britannica Resolution, che in questi anni ha acquisito le attività assicurative nel ramo Vita di Friends Provident e di Axa Sun Life Holdings, oggi fa ragionare gli analisti.

I tre candidati ammessi alla due diligence sui conti della società attiva nell'asset management controllata da UniCredit sono i gruppi francesi Amundi, il colosso nato dalla fusione nell'asset management tra Credit Agricole e Societe Generale, Natixis e la statunitense Ameriprise. Nessun commento sui toto-nomi è arrivato da UniCredit, che si è limitata a ricordare che non ci sono tempi stretti per individuare un partner, che la vendita è solo una delle opzioni strategiche per valorizzare la società e che verrà finalizzata solo a un prezzo ritenuto interessante.

"La due diligence potrebbe essere concessa anche ad altre società, qualora dovessero rivedere al rialzo la loro offerta", segnala Luca Comi di Centrosim. Secondo l'esperto la partnership nell'asset management sembra ormai vicina e dovrebbe realizzarsi nei prossimi mesi, dopo la chiusura della due diligence. "E' ancora difficile stimare i possibili impatti economici e patrimoniali dell'operazione", avverte l'analista, segnalando che "le opzioni restano numerose, ossia si spazia dalla vendita, alla partnership o break-up".

"Se fosse confermata, la notizia di oggi potrebbe da un lato aiutare Unicredit, a seconda delle condizioni dell'accordo, a concludere il deal prima dell'entrata in vigore delle disposizioni di Basilea 3, in linea con quanto fatto da SocGen con Amundi", è l'idea che ripropongo gli analisti di Mediobanca Securities nel report uscito questa mattina, avvertendo: "questo potrebbe però anche avere a impatti negativi sui capital ratios". "Dall'altro lato - continuano - Unicredit potrebbe perdere la sua presenza in attività che vantano un alto RoE e a basso utilizzo di capitale, mettendo sottopressione il RoRwas. La bontà dell'operazione sarà pertanto tutta racchiusa nei dettagli prima di giudicare un'eventuale impatto. Pertanto la raccomandazione su Unicredit resta neutral con target di 2,1 euro". In attesa di novità Unicredit si limita a guadagnare in Borsa lo 0,35%, scambiando a 1,737 euro.

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