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La corsa di Btp e Bonos continuerà, Goldman vede tasso decennale italiano scendere fino all’1,50%

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Sui mercati risuona ancora l’eco delle parole di venerdì scorso pronunciate da Mario Draghi. Un’accelerazione  decisa verso un vero e proprio quantitative easing europeo che potrebbe materializzarsi già prima di Natale. nella riunione Bce del 4 dicembre si discuterà su che tipo di misure mettere in atto per contrastare il rischio deflazione e l’acquisto di titoli di Stato dell’eurozona è tra le opzioni più calde in tavola. 
Il mercato non ha mancato di premiare soprattutto i bond periferici dell’eurozona con il rendimento del Bonos decennale spagnolo sceso ieri per la prima volta sotto la soglia del 2%. Anche il Btp italiano si sta avvicinando sul secondario a tale livello con il tasso del decennale che questa mattina viaggia sui nuovi minimi storici in area 2,12%. Lo spread Btp-Bund è sceso a quota 136 punti base, livelli che non si vedevano da aprile 2011. Gli analisti si aspettano che i titoli di stato periferici continuino ad attirare le preferenze degli investitori proprio in attesa dei responsi che arriveranno dal meeting Bce di inizio dicembre

Goldman vede meglio Btp e Bonos rispetto a Bund e Oat 
Intanto ieri Goldman Sachs ha consigliato di andare “lunghi” su bond periferici di Italia, Spagna e Portogallo, preferendoli rispetto a quelli di Francia e Germania. La casa d’affari statunitense nel dettaglio prevede una ulteriore compressione dello spread nell’ordine di almeno 50 punti base. In termini di rendimento, Goldman vede Btp e Bonos in area 1,50-1,75%, mentre il Bund tedesco a 0,75%. 

Ecco perchè lo spread è destinato a stringersi 
Goldman si attende un ampliamento degli acquisti di asset da parte delle Bce che includerà anche acquisti di obbligazioni sovrane come fa intendere la maggiore enfasi posta dalla leadership della BCE su un’espansione proattiva del bilancio della banca centrale. Inoltre Goldman Sachs ritiene che gli spread tra i titoli di Stato dell’eurozona si stringeranno ulteriormente anche in virtù del miglioramento delle prospettive economiche a medio termine grazie al sostegno del potenziamento delle riforme, alla spesa per investimenti prevista dalle istituzioni europee, anche se l‘elemento di maggiore importanza è rappresentato dalle politiche reflazionistiche da parte della BCE.