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Corsa all’oro, prezzi oltre $1.300 poi ritracciano. Tempo di comprare o di vendere?

Nel finale della sessione di venerdì scorso l’appeal speculativo del bene rifugio per eccellenza si è smorzato. Outlook per i prossimi mesi.

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Si smorza l’appeal speculativo dell’oro, che lo scorso venerdì ha portato le quotazioni del metallo prezioso a superare la soglia dei $1.300 per la prima volta nel 2017.

A scatenare gli acquisti, il clima di avversione al rischio scatenato dai dubbi sull’agenda economica di Donald Trump, dopo le tensioni con i ceo della Corporate America che si sono tradotti nello scioglimento di due comitati economici istituiti dal presidente stesso, e i timori legati all’attentato terroristico a Barcellona.

Tuttavia, la fiammata dell’oro è durata poco in quanto, dopo aver testato un massimo intraday a $1.306,90 all’oncia, livello più alto da novembre secondo i dati FactSet, le quotazioni hanno perso 80 centesimi, o meno dello 0,1%, per chiudere a $1.291,60. Su base settimanale, la performance è stata di una flessione pari a -0,2%.

Così Mark O’Byrne, direttore della divisione di ricerca presso Goldcore, ha commentato il dietrofront del bene rifugio per eccellenza:

“Il sell off è insolito, visto che non ci sono stati (lo scorso venerdì) né dati o notizie di mercato che possano aver inciso su una flessione che è stata di $15 circa. L’avversione al rischio si è comunque smorzata, l’azionario è riuscito a mettere a segno lievi guadagni (al momento delle operazioni di compensazione per l’oro), ed è possibile che alcuni trader abbiano deciso di prendere profitto in corrispondenza di quota $1.300”.

A interrompere il rally sarebbe stata, secondo alcuni esperti, la notizia relativa al siluramento dello stratega più legato a Trump, Steve Bannon, dall’amministrazione del presidente. Tuttavia, O’Byrne fa notare che:

“Se alcuni suggeriscono che Bannon possa essere la ragione della flessione delle quotazioni dell’oro, e ciò potrebbe essere forse vero, c’è da dire ironicamente che l’uscita di scena di Bannon conferma il completo caos della Casa Bianca di Trump,e sarà ciò a sostenere ancora l’oro, portandolo a sfidare la soglia di $1.400 verso la fine dell’anno“.

Altri esperti sono bullish sull’oro. Come Todd ‘Bubba’ Horwitz of bubbatrading.com , che ritiene che le quotazioni dovrebbero superare nel breve termine $1.305 per posizionarsi fino a $1.340“. A suo avviso, “il fondo è stato testato, e il rally continuerà”.

Detto questo, a condizionare la performance dell’oro saranno anche le notizie che arriveranno dal fronte delle banche centrali e, in particolare dalla Fed.

A tal proposito, grande attesa è per il market mover dei mercati atteso per questa settimana, ovvero il simposio che si tiene ogni anno a Jackson Hole, nello stato dello Wyoming, a cui partecipa il gotha della finanza. Ciò che diranno Mario Draghi, numero uno della Bce, e Janet Yellen, presidente della Fed, condizionerà inevitabilmente i mercati valutari e altri asset.

L’oro, in particolare, è molto sensibile alla prospettiva di un aumento dei tassi di interesse, dal momento che tale prospettiva fa salire il costo dell’opportunità di detenere in portafoglio un asset che non distribuisce dividendi.

Secondo l’esperto di analisi tecnica di Reuters Wang Tao, le quotazioni spot dell’oro potrebbero dunque scendere fino a un supporto di $1.271 l’oncia, nel caso in cui non riuscissero a rompere la resistenza posta a $1.291.

Gli speculatori rimangono comunque bullish. Stando ai dati resi noti dalla Commissione di Trading sui Futures delle commodities in Usa, la US Commodity Futures Trading Commission, hedge fund e altri speculatori hanno aumentato le posizioni nette lunghe sui futures e sul mercato delle opzioni dell’oro scambiati sul Comex per la quinta settimana consecutiva.

Tra l’altro, qualche giorno fa anche Evgeny Ananiev di VTB Capital JSC, la divisione di investment banking della seconda banca in Russia, VTB Group, ha detto che i prezzi dell’oro potrebbero salire fino a $1.400 l’oncia entro la fine dell’anno, sulla scia delle tensioni tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti.

Il valore sarebbe il più alto in quattro anni. Il rialzo del 12% da inizio anno sarebbe insomma destinato a proseguire ed entro i prossimi tre mesi, anche per gli acquisti in arrivo da Cina e India, il lingotto è visto attorno a quota $1.360.

“Potremmo assistere a una qualche forma di correzione, ma non credo che le quotazioni scenderanno al di sotto della soglia di $1.200, visto che sono ben supportate”.

Ray Dalio, gestore miliardario di hedge fund, raccomanda infine agli investitori di avere una esposizione verso il metallo pari al 5-10% del proprio portafoglio.