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E’ corsa al Bancomat Bce. Per Rbs i guai della Periferia peseranno sulle banche Italiane

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Borsa milanese in peggioramento dopo quasi due ore e mezzo di contrattazioni. L’Ftse Mib cede l’1,29%, mentre l’Ftse All Share perde l’1,20%. A condizionare il sentiment degli operatori è ancora l’incertezza che aleggia sui bancari. Basta dare un’occhiata ai dati comunicati questa mattina dalla Banca centrale europea sull’utilizzo di prestiti e depositi presso l’istituto centrale per sentire scivolare qualche brivido giù lungo la schiena. Resta elevato, per il secondo giorno consecutivo, il ricorso delle banche dell’Eurozona allo sportello prestiti della Bce, dove viene applicato un tasso dell’1,75%, molto più elevato di quello registrato sul mercato e la situazione a questo punto non sembra destinata a mutare prima del prossimo rifinanziamento a sette giorni.  I prestiti a un giorno dell’istituto di Francoforte sono ancora su livelli elevatissimi, a 16,009 miliardi da 15,801 miliardi ieri.

 

È un livello che il mercato non vedeva dal giugno 2009, in piena crisi di liquidità per il sistema interbancario, poco prima che la Bce effettuasse la prima iniezione di liquidità a dodici mesi sul mercato. Prima dell’11 febbraio, ovvero prima dell’inaspettata accelerazione registrata sin da lunedì scorso, il ricorso ai prestiti da parte degli istituti stazionava sotto la soglia di un miliardo di euro. La Bce non ha voluto commentare e gli operatori di mercato possono solo avanzare delle ipotesi sui motivi che spingono alcuni istituti a indebitarsi con la Bce all’1,75% invece che ricorrere al mercato dove i tassi continuano a scendere e sono arrivati a meno della metà di tale livello.

 

Ad alimentare questa fiammata le voci di problemi incontrati da banche spagnole, portoghesi e irlandesi. Sempre ieri, intanto, i depositi delle banche presso lo sportello della Bce remunerati dello 0,25% si sono attestati a 18,76 miliardi (4,04 miliardi mercoledì). Quindi per la prima volta dal 2009 le banche di Eurolandia chiedono ingenti finanziamenti d’emergenza. Ieri qualcuno era arrivato a ipotizzare che si trattasse di un errore. Ma errore non è. E’ presto per dire se davvero qualche banca europea si trovi alla canna del gas. Alcune fonti della Bce segnalano che l’aumento delle richieste dei finanziamenti è da imputare ad alcune banche di Paesi che hanno effettivamente persistenti difficoltà nell’avere accesso al mercato monetario. Il nome di un possibile imputato? La tedesca West Lb dice qualcuno, ma in molti guardano con sospetto anche a Portogallo e alla Spagna. E’ di oggi la notizia secondo quanto si evince dai dati ufficiali pubblicati dalla Banca di Spagna che il tasso delle sofferenze lorde delle banche spagnole, indice della loro vulnerabilità, è salito ancora, attestandosi al 5,81% a dicembre 2010, livello più alto da dicembre 1995.

Per quanto riguarda il sistema finanziario italiano – viene assicurato da fonti della Bce – che continua ad avere un buono accesso al mercato. Come segnalano Paola Biraschi e Raul Leonard, analisti di Royal Bank of Scotland in un approfondito report sul settore che porta la data di ieri, con i rischi sovrani che spazzano forte la Periferia d’Europa è meglio non farsi troppe illusioni. Questi timori legati all’attuale scenario di crisi, segnalano gli esperti che hanno firmati l’analisti, “continueranno a pesare sulla performance dei titoli bancari italiani”. Tanto che il broker si aspetta che la volatilità resterà alta per diversi motivi. Punto primo, cita, l’apparente incapacità dei policymakers a implementare in maniera concentra e tempestivamente misure efficaci ad arginare la crisi sarà un fattore che continuerà a condizionare il comparto. Punto numero due che è più specifico sulll’Italia, “la potenziale instabilità politica potrebbe mettere a rischio l’implementazione del budget che punta a ridurre il rapporto deficit/ Prodotto interno lordo sotto la soglia del 3% entro il 2012 attraverso un pacchetto di misure da 24 miliardi di euro”.


“Sappiamo inoltre che ci sono ulteriori specifici fattori che potranno mitigare le preoccupazioni del rischio sovrano in Italia, ma il nostro approccio resta improntato alla cautela per quanto riguarda l’outlook sulle banche italiane fino a quando i problemi che stanno caratterizzando i Paesi della Periferia d’Europa non saranno risolti”, aggiungono gli analisti. Come se non bastasse in tutto questo mare magnum c’è anche da considerare l’introduzione della normativa Basilea 3 che a loro avviso aggiungerà ulteriore rischiosità al funding. Per chi ha un cuore coraggioso, gli analisti di Rbs consigliano di guardare a Intesa Sanpaolo (buy) e Mediobanca (neutral) “titoli che presentano valutazioni più interessanti”, mentre di usare parecchia cautela con le azioni Mps, Ubi e Banca Popolare di Milano a causa di un limitato potenziale rialzista e di una debole posizione di capitale.