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Conto salato per il salvataggio Fiat

QUOTAZIONI Fiat Chrysler Automobiles
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La multa comminata dagli uomini di Lamberto Cardia ammonta a 16 milioni di euro ed è la più elevata mai vista in Italia anche perché al provvedimento pecuniario si affiancano provvedimenti disciplinari forse ancora più difficili da digerire a Torino.


Cinque milioni di euro è sospensione dagli incarichi nelle società quotate per sei mesi è la sanzione prevista dalla Consob per Gianluigi Gabetti, il presidente 82enne della cassaforte della famiglia Agnelli, l’Ifil. Tre milioni di euro e due mesi di sospensione toccheranno invece Franzo Grande Stevens, che si occupò dell’iter legale dell’operazione. 500mila euro  e quattro mesi di sospensione per Virgilio Marrone e ulteriori 4,5 milioni di euro per la holding degli Agnelli e 3 per la cassaforte di famiglia.
Il verdetto della Consob parla di certezza definitiva sul fatto che i comunicati con i quali, il 24 e 25 agosto 2005 il Lingotto rendeva noto di di non aver “intrapreso né studiato iniziative in relazione al convertendo….contenevano una falsa rappresentazione della situazione tale da fornire agli investitori indicazioni fuorvianti”. Non è quindi l’operazione in se ad aver suscitato le ire dell’Autorità di controllo dei mercati quanto una comunicazione non veritiera aggravata dal dolo.

Le reazioni da Torino non si sono fatte attendere e tutti hanno fatto quadrato attorno ai vertici societari. John Elkann, erede di famiglia e successore di Gabetti alla guida dell’accomandita e ieri nel ruolo di presidente in sostituzione dello stesso ha ribadito la correttezza dell’operazione e rivolto solidarietà da parte di tutto il gruppo a Grande Stevens, Marrone e Gabetti “per aver saputo sovvertire un destino che a molti appariva segnato con una scelta coraggiosa e determinante”.
Non ci si è però limitati alla solidarietà. Il Lingotto ha tutta l’intenzione di difendersi ed è già passato al contrattacco sottolineando la veridicità dei comunicati dell’agosto 2005 in quanto a quella data la disponibilità di Merrill Lynch non aveva ancora reso nota la disponibilità a modificare il contratto di equity swap né si poteva conoscere il parere Consob sulla necessità di lanciare un’eventuale Opa, parere che sarebbe poi giunto solo a metà settembre. Essendo dunque, questa la tesi del gruppo automobilistico, l’operazione solo un’ipotesi e non un piano già preordinato, non ci sarebbe stata necessità di comunicazione  in quanto la stessa Consob richiede che vengano rese note al mercato solo le informazioni per le quali sia stato completato l’iter accertativo e decisionale. Inoltre Franzo Grande Stevens si mantenne in quel periodo in costante contatto con i dirgenti di Cardia, illustrando le ipotesi al vaglio e chiedendo lumi sull’ipotesi Opa. La Consob dunque poteva disporre di tutte le informazioni necessarie.