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Conti pubblici: arriva la manovra da 35 mld di euro, stangata su petrolieri e banche

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Non c’è stato bisogno di arrivare ai tempi supplementari. La manovra triennale 2009-2011 da 35 miliardi di euro per stabilizzare i conti pubblici ha messo d’accordo tutti: è stata servita da un consiglio dei ministri lampo. In 9 minuti e mezzo, come ha cronometrato ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sono stati varati il documento di programmazione economica, un decreto legge di tagli e tassi e un disegno di legge di riforme, dalle liberalizzazioni alle semplificazioni.

 

Il varo si è limitato alla cosidetta copertina ossia l’esame non è sceso nei dettagli. Nella sostanza restano un centinaio di articoli che anticipano la manovra Finanziaria 2009 per 13,1 miliardi: il peso delle tasse, per petrolieri e banchieri e assicuratori, sale e arriva a toccare quota 4 miliardi. E gli analisti non si scompongono. “Da una primo esame sull’incidenza degli interessi passivi sull’utile pre-tasse, possiamo osservare che l’aggravio fiscale si distribuirà in modo  piuttosto uniforme sulle banche quotate”, commentano gli esperti di Centrosim, che ritengono la stretta fiscale già ampiamente scontata dal mercato.

 

Secondo il broker “Sul settore continuerà a pesare il newsflow negativo collegato alla crisi finanziaria esplosa nell’autunno scorso, come ha dimostrato anche ieri la debolezza del comparto che ha fatto seguito al calo del 60% degli utili trimestrali di Morgan Stanley”. “In base alle anticipazioni pensiamo che la tassazione media sulle banche che noi copriamo potrebbe passare dall’attuale 35% al 37%, mentre i profitti cumulati potrebbe essere tagliati del 3,2% sia per il 2009 sia per il 2010”, entrano nel dettaglio all’Unicredit, secondo cui “Chiaramente le banche con un peso maggiore nelle attività di prestito e una più bassa diversificazione geografica potrebbero venire impattate maggiormente rispetto alle altre”.


Il rotear di forbici non si è fermato qui. Tagli in ordine sparso hanno infatti poi investito enti locali per 3,4 miliardi, sanità per 6, pubblica amministrazione e ministeri. Tra le new entry è stata confermata anche la Robin Hood tax. Qui la punta dell’iceberg è il ritorno dell’Ires al 33 per cento dal 27% per il settore oil e gas. In realtà la manovra su questo comparto è ben articolata perché si compone di un puzzle di norme che andranno a pesare sulle tasche delle società del comparto per circa 800-900 milioni di euro.

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