Conti in tasca a Tiscali dopo l’ennesima cessione

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76,3 milioni di euro è il magro bottino della stagione saldi ancora aperta di Tiscali. Ieri a mercati aperti la società dell’ex patron Renato Soru ha annunciato di aver raggiunto un accordo per la cessione delle attività svizzere per un controvalore, pagato in cash, pari a 8 milioni di franchi svizzeri circa 5,3 milioni. Dopo l’Austria, il Sud Africa, la Norvegia e la Svezia questa è la quinta dismissione annunciata in poco più di un mese. Siamo a metà del cammino della strategia Tiscali che porta ai 250 milioni di euro, necessari per ripianare il bond. Ma qualcosa sembra non andare come dovrebbe. “Con questa cessione si chiude quello che originariamente era il primo round di dismissioni che in teoria doveva fruttare circa 100 milioni di euro e che invece ha fruttato, come da nostre stime e come da successive ipotesi più realistiche formulate dal gruppo stesso, circa 70 milioni”, fa notare un analista di una prestigiosa sim milanese, che preferisce mantenere l’anonimato. “Il prezzo annunciato è al di sotto delle attese, le precedenti dismissioni sono avvenute tutte infatti a multipli pari a 0,5-1, volte il fatturato, mentre l’attuale dismissione pare avvenga ad un multiplo inferiore a 0,3 volte il fatturato”, sottolinea l’esperto. Risultato: “Rimaniamo estremamente scettici sul fatto che dalla vendita delle attività residue ossia Spagna, Danimarca e Repubblica Ceca, ufficialmente dichiarate non-core, il gruppo possa raggiungere l’obiettivo dichiarato di reperire nel complesso circa 250 milioni di euro, mancano all’appello infatti ancora circa 180 milioni di euro”, conclude l’esperto.