Conti correnti online: è caccia aperta a quelli che offrono di più

Inviato da Micaela Osella il Lun, 13/07/2009 - 15:04
Per chi è caccia di porti sicuri dove mettere al riparo o ancora meglio per far fruttare i propri risparmi c'è una strada alternativa alla Borsa e al mondo dei corporate bond: si tratta dei conti correnti on-line. Anche se la corsa ai titoli di Stato sembra essere diventata inarrestabile, forse è meglio essere un po' lungimiranti e studiare strategie salva inflazione.

Con i depositi vincolati si strappano, infatti, in alcuni casi rendimenti pari a quattro volte l'inflazione. Il nervosismo affiorato sulle Borse internazionali nelle ultime settimane ha avuto un effetto lampante: quello di far ripartire in Italia la corsa ai Bot, anche se i rendimenti sono ai minimi record e addirittura nel caso dei Buoni trimestrali sfiorano lo zero al netto di tasse e commissioni.

Per chi invece decide di aprire un conto su internet le opportunità di poterci guadagnare qualcosa sono molteplici: su internet, infatti, si possono trovare offerte adatte a tutte le tasche. I conti online, nonostante la scure di Jean Claude Trichet, hanno infatti resistito meglio alla discesa libera dei tassi. Qualche esempio? Con giacenze sempre libere, si veleggia tranquillamente sopra l'1% con Che Banca!, Conto Arancio e Conto Extra Sparkasse, mentre con Santander e Rendimax si supera il 2% al netto dell'imposta fiscale.

Per chi invece decide di blindare per almeno un anno il proprio capitale, con Che Banca! si strappa un netto del 2,56% che equivale a cinque volte l'inflazione corrente. Zero costi e rendimenti netti sopra la media di mercato sono quindi le due caratteristiche che rendono interessante investire in un conto online.

Secondo gli ultimi dati disponibili di Kpmg Advisory nel 2008 il numero complessivo dei dispositivi di e-banking e trading è stato pari a 130 milioni, su 13 milioni di conti. L'indice di penetrazione dell'Internet banking in Italia è ancora sotto la media europea, attestandosi al 13% contro il 33% dei 15 Paesi dell'Europa Occidentale. Ma colmare questo gap secondo gli addetti ai lavori è solo questione di tempo.
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