Consulenza finanziaria in crescita tra nuove sfide e opportunità

Inviato da Titta Ferraro il Lun, 04/11/2013 - 17:06

La consulenza finanziaria in Italia è un settore in buona salute rispetto alla media registrata negli altri paesi e mostra segnali di rapida crescita. Dall'indagine effettuata da Natixis Global Asset Management (NGAM) tra circa 1.300 financial advisor di nove paesi diversi, di cui 150 in Italia, emerge che nonostante il perdurare della crisi finanziaria,il settore della consulenza finanziaria in Italia mostra segnali evidenti di sviluppo e di crescita rispetto anche alle realtà estere. Il 75% dei promotori intervistati ha registrato, infatti, una crescita del business durante gli ultimi anni rispetto a una media internazionale del 60%. Tra questi ben il 23% ha dichiarato di avere avuto uno sviluppo molto considerevole, contro una media globale del 13%.




"Questi dati ci confermano come il settore della consulenza finanziaria stia assumendo una sempre maggiore rilevanza nel nostro Paese - ha affermato Antonio Bottillo, amministratore delegato per l'Italia di Natixis Global Asset Management - con il ruolo del promotore finanziario e del consulente indipendente appare centrale non solo nella relazione con il cliente, ma anche per una corretta costruzione del portafoglio".




Dall'Indagine emerge che la relazione con il cliente appare centrale per i consulenti finanziari italiani. In media essi dedicano oltre 52 ore al mese agli incontri con i clienti già in essere o per la ricerca di nuovi, contro una media globale di 49 ore. Interessante notare come gli advisor italiani seguano con attenzione il mondo dei media, anche social, con circa 15 ore al mese.

Per ben il 58% degli intervistati la costruzione di portafogli più robusti appare la sfida più impegnativa. Legata a ciò, nasce la necessità di affrontare e saper gestire la volatilità dei mercati supportando il cliente con un'adeguata consulenza. Gli investitori italiani, oggi più che in passato, si dimostrano, infatti, interessati ad affrontare il tema del rischio (il 45% rispetto a una media del 35% negli altri paesi).

Per far fronte a questo diverso scenario, oltre la metà dei consulenti italiani (53%) ritiene che il tradizionale approccio 60/40 tra azioni e obbligazioni non sia più il modo migliore per raggiungere gli obiettivi dell'investitore e per affrontare il rischio di portafoglio. Ben il 65% degli intervistati ritiene che sia utile guardare a nuove metodologie e tecniche di costruzione del portafoglio per rispondere alle esigenze degli investitori, contro una media generale del 58%.
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