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Consob: banche italiane frenate da qualità credito, ma occhio a esposizione straniere a derivati

In particolare le banche tedesche, francesi e inglesi hanno un’esposizione verso gli asset illiquidi fino a ben 10 volte il Cet1. E’ quanto risulta dal rapporto Risk Outlook stilato dalla …

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In termini di redditività le banche italiane rimangono ancora indietro, rispetto a quelle europee, frenate dall’annosa questione degli NPL. Tuttavia, le banche straniere, in particolare quelle tedesche, francesi e inglesi hanno un’esposizione verso gli asset illiquidi fino a ben 10 volte il Cet1. E’ quanto risulta dal rapporto Risk Outlook stilato dalla Consob.

Nel rapporto si legge che:

“Dopo la notevole stabilità che ha caratterizzato gli ultimi due anni, nel primo trimestre del 2017 la redditività relativa agli RWA (asset ponderati per il rischio) delle principali banche europee è stata interessata da un miglioramento (rispetto allo stesso periodo del 2016). Le banche italiane hanno mostrato dinamiche differenti, a causa dell’aumento significativo delle svalutazioni sul credito (dovute alla vendita dei crediti deteriorati)”

Tale fattore, unito all’aumento dei costi operativi, si è tradotto in “una forte flessione dei profitti al lordo delle tasse, nel 2016. La conseguenza è che anche l’efficienza delle banche italiane ha subito un deterioramento, con il rapporto cost-to-income che è salito fino all’80% alla fine dell’anno”.

“Nei primi mesi del 2017, dopo un calo fino a -10% dovuto alle forti svalutazioni sui crediti, il Common equity tier 1 ratio (CET1) delle banche italiane ha recuperato più di un punto percentuale ( a seguito del grande ammontare di capitale che è stato raccolto da una rilevante istituzione bancaria – riferimento a UniCredit)”.

Il report della Consob conferma di conseguenza che “l’Italia ora è quasi in linea con le principali banche francesi e spagnole, che tuttavia continuano a restare indietro rispetto alle banche tedesche e inglesi”.

Dall’analisi risulta tuttavia che gli istituti di credito italiani sono meno propensi a lanciarsi in scommesse rischiose: di fatto, “in linea con i loro modelli di business, le banche italiane e spagnole più grandi continuano a vedere investiti i loro asset totali in asset finanziari in misura minore rispetto a quanto avviene nelle altre anche europee,  esono decisamente meno esposte anche ai derivati”.

Nel dettaglio, le banche tedesche, inglesi e francesi mostrano un’ esposizione significativa verso gli asset finanziari più illiquidi e complessi (noti come di livello 2 e livello 3), il cui peso sul Common equity tier 1 capital ratio (Cet1) varia tra le 7 e le 10 volte.


Il Risk Outlook della Consob conferma tuttavia la nota dolente degli NPL per gli istituti italiani, laddove sottolinea che”le banche italiane continuano a essere caratterizzate da una presenza di crediti deteriorati rispetto ai prestiti totali  tuttora più elevata rispetto a quella delle altre banche europee, sebbene in calo su base netta, come conseguenza delle forti svalutazioni dei crediti operate alla fine del 2016″. L’analisi puntualizza comunque che “nel corso degli ultimi due anni, lo stock di crediti deteroriati lordi si è notevolmente ridotto“.

Facendo però un paragone tra le banche italiane e quelle europee, la ” disomogeneità nella redditività e nella qualità del credito tra le banche dei paesi europei contribuisce ad alimentare differenze nel rischio percepito dai mercati. Nella prima metà del 2017, i prezzi dei CDS hanno toccato il minimo dal 2015 per le banche europee, mentre si sono stabilizzati a livelli pari a circa il doppio per le banche italiane”.