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Confindustria delusa dalla crescita italiana ma se non ci fosse l’evasione fiscale…

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Una risalita in cerca di slancio. Il Centro studi Confindustria (CsC) descrive così la crescita italiana nel rapporto Scenari economici del mese di dicembre. Riviste al ribasso le stime sul Pil del Belpaese per il 2015 e per il 2016. Il nemico numero uno da combattere? L’evasione fiscale

La buona notizia è che nel 2015 l’Italia tornerà a crescere dopo tre arretramenti annuali consecutivi. La cattiva è che la crescita stenta a decollare. Tanto che il Centro studi Confindustria ha rivisto al ribasso le stime sull’andamento del Pil italiano nel 2015 e nel 2016. Per l’anno in corso la crescita dovrebbe attestarsi allo 0,8% contro l’1% previsto a settembre. Nel 2016 il Pil dovrebbe salire dell’1,4% (1,5% a settembre) per poi confermarsi all’1,3% nel 2017. Un passo stentato che potrebbe ricevere una spintarella “da effetti più ritardati del previsto delle potenti spinte derivanti da fattori esterni” tra le quali il calo dei prezzi dell’energia, la tenuta della crescita nell’intera Eurozona e l’accelerazione del commercio internazionale. Per contro Confindustria non nasconde i possibili freni alla crescita “derivanti dall’eventuale rallentamento, più forte di quanto atteso, delle economie emergenti, dalle conseguenze di un’escalation militare in Siria e dalla paura generata in Europa dagli attacchi terroristici che possono alimentare l’incertezza e modificare i piani di spesa di imprese e famiglie”. 
L’incertezza è, secondo il Centro studi, uno dei motivi principali della lentezza con cui l’Italia esce dalla seconda recessione “pur in un quadro nettamente migliore che in passato”. La risalita seguita alla recessione del 2008/2009 fu “più breve ma più intensa: in due anni, dal secondo trimestre 2009 al secondo del 2011, la crescita media trimestrale del Pil + stata pari allo 0,432% contro lo 0,3% medio attuale”. Una media destinata a migliorare il prossimo anno quando “la crescita del Pil procederà con variazioni trimestrali un po’ più alte (+0,4%) per poi frenare leggermente nel 2017. L’andamento previsto nel prossimo biennio – spiega l’analisi del Centro studi – è legato principalmente al rafforzamento della domanda interna, guidata dal consolidamento della fiducia tra imprese e famiglie, sostenuta da politiche di bilancio di sostegno della crescita. Inoltre saranno ancora positivi gli effetti di un prezzo del petrolio che si manterrà a lungo su valori bassi”. 
Il risparmio sulla bolletta petrolifera per il Belpaese sarà infatti di 21 miliardi di euro quest’anno e di 24 il prossimo. 

Se non ci fosse l’evasione fiscale

Uno dei freni più forti dell’economia italiana è l’evasione fiscale. Il CsC ha quantificato in 3,1 punti percentuali e 335.000 nuovide occupati il beneficio che deriverebbe dal “dimezzamento dell’evasione con restituzione ai contribuenti, attraverso abbassamento delle aliquote, delle risorse recuperate”. Secondo il Centro studi in Italia l’evasione fiscale ammonterebbe a 122,2 miliardi di euro, pari al 7,5% del Pil 2015. “Al fisco vengono sottratti quasi 40 miliardi di Iva, 23,4 di Irpef, 5,2 di Ires, 3 di Irap, 16,3 miliardi di altre imposte e 34,4 miliardi di contributi previdenziali”. Inadeguatezza dei controlli, percezione di inefficienza della Pubblica amministrazione, elevata corruzione, deterrenti insufficienti sono considerate dagli esperti del CsC le determinanti dell’elevato livello di evasione fiscale. 

Una delle slide della presentazione di Luca Paolazzi, direttore del Centro studi Confindustria