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Confindustria avverte: economia mondiale a rischio “stagnazione secolare”. Occore mix di politiche per accelerare crescita

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Le prospettive di crescita mondiale rimangono sotto i riflettori dopo le indicazioni giunte dal Fondo monetario internazionale (Fmi), che ha indicato il rallentamento della Cina tra i principali rischi per la crescita globale; e arrivate dalla Banca centrale europea (Bce), che ieri ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita e di inflazione della zona euro. Anche il Centro studi di Confindustria (Csc) si è soffermato oggi sulle prospettive mondiali, affermando che l’economia mondiale è a rischio di una “stagnazione secolare” e servirebbe “un mix di politiche per accelerare la crescita“. 
Secondo lo studio del Csc “la crescita mondiale è molto più lenta del passato e delle attese. Le previsioni correnti per il Pil globale sono +3,2% nel 2015 e +3,6% nel 2016, molto distanti dal +5,1% medio annuo pre-crisi e potrebbero rivelarsi ottimistiche”. Le cause sono da rintracciare, si legge nella nota, nel rallentamento demografico, nei minori investimenti, in una più debole dinamica della produttività. “Occorrono – spiegano da Csc – politiche per rilanciare la domanda, favorire la spesa in ricerca e sviluppo, procedere con le riforme strutturali, puntando sul manifatturiero, motore dello sviluppo”.
Confindustria, le prospettive della crescita mondiale sono insoddisfacenti
“Le previsioni di aumento del Pil globale sono state continuamente riviste al ribasso negli ultimi quattro anni – spiegano gli esperti di viale dell’Astronomia – da un +4,8% medio annuo atteso nel 2011 per i cinque anni successivi a un +3,9% previsto nel 2015 (Fmi); per quest’anno nell’arco di 12 mesi le stime sono state abbassate dal 4% al 3,3%“.  “Il rallentamento è generalizzato, ma maggiore nelle economie emergenti strutturalmente più dinamiche: dall’inizio della crisi le prospettive di crescita sono diminuite di mezzo punto percentuale nei paesi avanzati (da +2,6% medio annuo nel 2008 a +2,1% nel 2015) e di quasi due punti in quelli emergenti (da +7,0% a +5,1%)”, ricorda Confindustria.

Nelle stime Csc, l’aumento del Pil mondiale è deludente: nel 2015 +3,2% e nel 2016 +3,6%. Rispetto al +5,1% osservato nel periodo pre-crisi (media annua nel 2002-2007). “Aumentano, inoltre, i rischi al ribasso, derivanti da un rallentamento più brusco della Cina e degli altri maggiori emergenti”, sottolineano da Confindustria.  “Appare via via più evidente che gli effetti della crisi economica sugli investimenti, del rallentamento demografico e del minore impatto stimato delle nuove tecnologie sulla produttività sono molto persistenti”.

“Ciò abbassa il sentiero di crescita dell’output potenziale, verso cui il Pil tende nel lungo periodo, tanto che alcuni economisti parlano di “stagnazione secolare”. Tuttavia, soprattutto nei paesi avanzati, un esito effettivo è possibile, ma dipende molto dal mix di interventi pubblici che verranno adottati per rilanciare la crescita e innalzare il tasso di sviluppo potenziale dell’economia”, concludono gli esperti.

“È fondamentale sostenere la domanda, soprattutto di investimenti; stimolare l’attività di ricerca e sviluppo; procedere con le riforme strutturali; adottare una vera politica industriale coerente con la riscoperta del ruolo centrale del manifatturiero”.