Confcommercio: Pil 2014 +0,3% e pressione fiscale record al 44,2%. Non sarà l'anno di svolta

Inviato da Flavia Scarano il Mer, 22/01/2014 - 11:49

Il 2014 non sarà l'anno di svolta per l'economia italiana. Confcommercio lo ha ribadito in occasione del convegno sul mercato del lavoro: il Pil crescerà dello 0,3%, o forse poco più, mentre i consumi caleranno dello 0,2% dopo il crollo del 2,4% nel 2013. E la pressione fiscale resterà "a livelli record, mai raggiunti prima per durata", toccando il 44,2% del Pil. A illustrare lo scenario macroeconomico per il 2014 è stato il direttore dell'Ufficio studi, Mariano Bella. "La ripresa - ha detto a margine di un convegno - è buona solo per le statistiche, non per le persone". "Non ci sembra -  ha spiegato Bella - che con le attuali carte ci siano speranze di andare oltre lo 0,3%-0,4% per il Pil". Quanto alla stima dell'esecutivo di una crescita nel 2014 dell'1,1% con una pressione fiscale al 44,2%, "è una cosa che crede solo il governo per ora". Infine, i consumi ancora in calo rappresentano "un segnale di ulteriore peggioramento".

L'apprendistato, chiave per creare occupazione
Confcommercio pone l'accento sull'apprendistato che, a detta della confederazione, crea buona occupazione. Ogni mese, sottolinea Confcommercio nel "Rapporto annuale sul mercato del lavoro" dedicato all'apprendistato, il bacino di apprendisti porta alla conferma di 3mila contratti a tempo indeterminato e nel terziario di mercato su 100 cessazioni ci sono 52 conferme di apprendisti. Nel 2012 gli apprendisti nel settore ammontavano a 224 mila; il rapporto tra apprendisti e dipendenti nella fascia di età 15-39 è nel commercio pari al 10,2%.

In Italia la percentuale è del 7,9%, con forti differenze tra Nord, Centro (8,6%) e Sud (5,7%). La stima di Confcommercio è che nel 2013 gli apprendisti nel terziario di mercato saliranno a 230 mila. "Disponiamo di uno strumento che funziona - ha commentato il responsabile dell'Ufficio studi, Mariano Bella - e bisognerebbe migliorarne la fruibilità spostando verso l'alto gli avviamenti". Dal 2005 al 2012, a prescindere dai fenomeni recessivi, "la quota delle trasformazioni in conferme - sottolinea il Rapporto - è sostanzialmente crescente. Per questo bisogna fare in modo di accelerare il ritmo di questo fenomeno". Nel Mezzogiorno lo strumento è utilizzato poco e male e quindi bisognerebbe renderlo pienamente fruibile proprio laddove ce n'è maggiore bisogno.

Lo studio presenta inoltre un confronto con il mercato del lavoro tedesco. In Germania l'apprendistato "crea occupazione in misura notevolmente superiore" che in Italia. "Il rapporto fra apprendisti nei due Paesi è vicino a 3. Dunque, la Germania dispone di strumenti specifici per creare occupazione in particolari segmenti dell'offerta di lavoro". Secondo Confcommercio, infine, la flessibilità del mercato del lavoro che scongiura il pericolo di eccessiva disoccupazione in generale e di quella generale in particolare". Dal confronto a livello europeo emerge, inoltre, che la flessibilità avvicina lavoratori e imprese.

COMMENTA LA NOTIZIA