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Confcommercio caldeggia taglio Irpef già da 2017, difficilmente Pil supererà il +1% quest’anno

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Per ridare fiducia a famiglie e imprese serve una riduzione delle aliquote Irpef già nel 2017. E’ l’invito al governo da parte del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, dopo gli ultimi segnali arrivati dall’esecutivo circa l’intenzione di rinviare il taglio delle aliquote Irpef. “Il governo deve avere coraggio e ridurre l’Irpef già nel 2017 – ha detto oggi Sangalli – in modo da dare certezza a famiglie e imprese che le tasse diminuiranno in maniera concreta e generalizzata”. Il numero uno dell’associazione dei commercianti ha posto l’accento sul fatto che l’impennata dei prezzi dei consumi obbligati, in particolare le bollette, ha portato al raddoppio negli ultimi 20 anni del peso dei “consumi obbligati”, che prosciugano il 40% dei consumi delle famiglie.

Difficile che quest’anno Pil superi soglia +1%
L’ufficio Studi di Confcommercio ritiene molto difficile che quest’anno la crescita del Pil vada oltre la soglia dell’1%. “Pur non mancando indicazioni favorevoli sui consumi nella seconda parte dell’anno in corso – la crescita delle immatricolazioni di auto a privati in agosto e attese concordi e molto positive sulle presenze di turisti stranieri tanto in agosto quanto in settembre – è ormai molto difficile che la crescita del prodotto lordo nel 2016 superi significativamente la soglia dell’1%”, si legge nel documento presentato da Confcommercio in occasione della conferenza stampa “Consumi e spese obbligate”.
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha anticipato nei giorni scorsi che verranno riviste al ribasso le stime per il Pil 2016, attualmente di +1,2%. La nuova stima potrebbe essere di +0,9%. 

Consumi: scende quota destinata ad alimenti 
Mediamente nel 2015 ogni italiano ha speso circa 6,5 euro al giorno per alimentari e bevande. La quota destinata all’alimentazione si è ridotta notevolmente negli ultimi vent’anni, passando da quasi il 17% nel 1995 a poco più del 14% nel 2015. Dalla presentazione odierna di Confcommercio su “Consumi e spese obbligate” emerge come sia cresciuta invece la quota destinata all’abitazione e ai servizi ad essa collegati (gas, luce, acqua) e quella destinata ai consumi fuori casa, soprattutto per ragioni socio-demografiche. Le due aree hanno guadagnato 7,5 punti percentuali nel complesso, a scapito degli alimentari (-2,6 punti percentuali in venti anni), del vestiario e delle calzature (-1,5%), dei mobili e degli elettrodomestici (-1,8). La terziarizzazione dei consumi ha visto la quota di spesa per i beni passare in venti anni dal 56,4% al 47,4%, con una perdita di nove punti percentuali.