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Con Trump e il risveglio dei falchi tedeschi si allontana l’ipotesi parità fra euro e dollaro?

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Quest’oggi il dollaro americano sembra aver ritrovato un po’ di tono nei confronti dell’euro, ma nel corso del mese di gennaio l’andamento del tasso di cambio fra le due valute ha fatto scattare alcuni segnali d’allarme fra gli analisti. Dopo le ripetute dichiarazioni di Donald Trump e il risveglio di alcune correnti contrarie all’estensione infinita del Qe in Europa, gli esperti del mercato valutario ritengono l’ipotesi parità fra biglietto verde e moneta unica europea non più così scontata

Nel mese di gennaio il trend del cambio fra euro e dollaro Us sembra aver gettato le basi per una inversione del trend ribassista di fondo. Grafico alla mano, la moneta unica ha guadagnato circa l’1,6% dalla prima seduta del nuovo anno, percentuale che sale al +3,3% circa se il confronto avviene rispetto ai minimi del 3 gennaio toccati a 1,0341 dollari.

Tale andamento potrebbe esser favorito anche da aspetti tecnici, con il Dollar Index giunto ormai a ridosso di basi psicologiche importanti. Ma secondo l’Ufficio Studi di Mps Capital Services “il deprezzamento del dollaro emerso nelle prime settimane dell’anno è stata diretta conseguenza del focus degli investitori sull’amministrazione Trump e sui rischi (asseriti dallo stesso neo presidente, ndr) di un dollaro eccessivamente forte nel breve termine”.

A far sentire la propria voce sul tema valutario sono state anche le due principali banche centrali mondiali. La stessa Fed, nonostante la volontà di procedere con 3 rialzi nel 2017, ha messo in guardia sui rischi derivanti da un greenback in continuo apprezzamento. Tutto ciò mentre dalle parti di Francoforte alcuni dati macroeconomici sopra le attese, unitamente ad un sommesso risveglio dell’inflazione nelle economie più avanzate del blocco, hanno risvegliato alcune correnti contrarie all’estensione infinita del Qe all’interno dell’Eurotower.

“L’insieme di questi elementi depone a favore della creazione di un’area di supporto in prossimità di 1,04”, sostengono gli esperti di Mps Capital Services, “con tale livello che potrebbe limitare temporanee fasi di rientro del deprezzamento del dollaro”.

In questo quadro gli esperti ribadiscono che la prima parte di anno si confermerà propizia per nuovi deprezzamenti del dollaro, “con possibili allunghi verso area 1,15 dollari”.

L’unico elemento che nel corso del 2017 potrebbe confutare queste tesi è rappresentato dalla folta agenda politica che riguarda i Paesi dell’Eurozona. “Il principale rischio rimane l’esito elettorale in Germania, Olanda, Francia e forse Italia. Eventi che potrebbero alimentare ipotesi di overshooting verso la parità, nel caso di esiti elettorali avversi alla tenuta dell’unione monetaria europea”, conclude il report di Mps Capital Services.